martedì 7 maggio 2024

ANTROPOLOGIA SOCIOLOGIA. RICORDO DI F. CASSANO. VENEZIANI M., E dal Sud sorge un pensiero solare, PANORAMA, 23.05.2021

 Nel deserto del pensiero che si allarga nell’epoca globale, si è insabbiato un tracciato prezioso sorto col sole del Sud. Si chiama pensiero meridiano e il primo a battezzarlo fu Albert Camus, il primo a intuirlo fu Paul Valéry e il primo a teorizzarlo, venticinque anni fa, fu un sociologo barese venuto dal marxismo, Franco Cassano, morto il 23 febbraio scorso. È il pensiero del Mezzogiorno, della terra, del mare e della luce; geofilosofia, cioè pensiero che si lega al genius loci e oltrepassa il tempo a partire dal luogo; opposto al predominio del tempo che è alla base di ogni teoria progressista ed evoluzionista, fondata sul primato della modernità, della prassi e dell’accelerazione.



Il pensiero meridiano, invece, è un pensiero calmo, fondato sulla contemplazione e sul legame organico tra l’intelligenza e il paesaggio. Può dirsi anche pensiero mediterraneo, perché in quel bacino e arcipelago s’incardina e trova la sua identità fluttuante. O pensiero meridionale, esplicitato da Cassano nel suo libro più importante intitolato appunto Il pensiero meridiano (Laterza, 1996). Un pensiero che, diceva l’autore, vuol “restituire al sud l’antica dignità di soggetto di pensiero” e “difendere dalla secolarizzazione infinita che recide tutti i legami”.

Cassano era comunista, deputato di sinistra ma la sua eredità più significativa l’ha lasciata in quei sentieri che portano verso il mare mediterraneo, verso le radici e gli ulivi della sua terra, che è poi anche la mia; verso la tradizione, di cui auspicava però “un uso rivoluzionario”. C’era in lui l’impronta di Camus e di Valéry, ma anche l’amore per il sud di Nietzsche, il pensiero di Heidegger e di Schmitt, il riferimento a Serge Latouche e soprattutto a Pasolini. Il suo ripensamento del progresso era partito da Leopardi, un tempo letto a sinistra come autore “progressivo”, secondo la definizione di Cesare Luporini. Il Leopardi di Cassano – che poi diventò un volumetto di Laterza, Oltre il nulla – era invece critico della modernità, delle “magnifiche sorti e progressive”; era avversario del cosmopolitismo e prediligeva i vinti agli winners del progresso. Anzi Cassano, sulle tracce di Leopardi, colpiva il mito costitutivo del progresso occidentale che fu anche il mito da cui partì Marx: Prometeo, l’insolenza titanica che si rivolta contro il fato e gli dei.

Strada facendo l’idea leopardiana della natura matrigna, contro cui l’umanità dovrebbe coalizzarsi, si capovolge in Cassano nella scoperta del legame costitutivo tra natura e pensiero, come tra corpo e spirito, terra e destino.

Cassano rivolge il pensiero meridiano alla riscoperta della frontiera, del confine, della misura, contro il fondamentalismo dell’economia e l’integralismo occidentale. Fu questo che me lo fece “scoprire” nel ’96, perchè pochi anni prima avevo scritto un libro Processo all’occidente che era un processo ante litteram alla globalizzazione, in cui denunciavo “l’integralismo occidentale” fondato sul progressismo e la tecnofinanza. Cassano osava riscoprire il sacro e la trascendenza, notando che chi l’abbatte finisce con l’inginocchiarsi ad adorare “la trascendenza del potere”; rivalutava poi l’onore, l’aristocrazia e combatteva la deculturazione e lo sradicamento globale. Temi che con la sua ideologia di partenza poco o nulla avevano a che spartire. Certo, il pensiero mediterraneo poteva poi coniugarsi con un pensiero dell’accoglienza e dell’abbraccio ai popoli di ogni sud; ma l’essenza specifica del suo pensiero era spirituale, fondato sul radicamento (citava Simone Weil), proteso a riscoprire la tradizione e l’origine. C’era molto Pasolini in lui, al punto che il suo testo si concludeva invocando “il lato sublime della destra”, senza cadere nell’intolleranza per l’altro. Una sorta di depurazione della “destra divina che è in noi” (Pasolini). Visuali a me vicine, avendone scritto pochi anni prima. E ne nacque un dialogo.

A sinistra Cassano fu poco compreso e il pensiero meridiano fu evitato o ridotto a un pensiero da festival dei popoli mediterranei e incontro col mondo arabo-palestinese e africano. Ma in quel tempo una certa sinistra pensante, uscita dal comunismo, si stava liberando del progressismo marxista e materialista senza ricadere nelle braccia dello spirito liberal e radical. E si apriva, attraverso la visione del tragico, ad altri itinerari esistenziali e comunitari non lontani da quelli di Cassano: penso a Pietro Barcellona, ma anche a Giorgio AgambenFranco RellaSergio Givone, e Mario TrontiMassimo CacciariGiacomo Marramao, fino ad alcuni pensieri di Franco FortiniAsor Rosa, e pure il Toni Negri che commenta Lenta ginestra. Non era tutto piatto, scontato, “corretto” e allineato, il panorama. Erano possibili incontri di frontiera…

Ma la desolazione ha prevalso, l’odio e il deserto hanno inghiottito le oasi vitali e la vegetazione di un pensiero fruttuoso e fiorito. Ne ebbi prova quando proposi a un paio di accademie del Sud, incluso l’ateneo dove aveva insegnato Cassano, di istituire un presidio di ricerca dedicato alla geofilosofia, al pensiero meridiano, alla geografia poetica di cui parlava Vico. Avrebbe dato respiro, e forse un futuro, al sud spento e agonizzante, riscoprendo il pensiero in relazione al paesaggio; la forza dei suoi filosofi e letterati nel loro legame con la terra e il mare, ribaltando il disprezzo per gli “intellettuali della Magna Grecia” in un titolo d’onore. Naturalmente mi sbagliavo.

Ma il pensiero meridiano ama la lentezza, si rafforza nella sconfitta; è pensiero lungo, che non si perde nel tempo impazzito e nella fretta demente ma scava goccia dopo goccia nella terra arida.

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