«Donne inconsapevoli diventano prede di uno stupro virtuale», denuncia la scrittrice Carolina Capria, che ha portato alla luce il gruppo “Mia Moglie” dove immagini intime di donne inconsapevoli diventano oggetto di fantasia sessuale degli utenti
«Voi cosa le fareste?». «Sto notando che molte delle nostre mogli hanno tutte il culo più grande». «La mia ragazza vi dà la buona notte così». Sotto ogni post, il primo commento è una foto di una donna seminuda: gambe scoperte, fondoschiena in mostra, seno esposto. Foto rubate, occhi che non sanno di essere osservati. È il gruppo “Mia Moglie” su Facebook: 32mila uomini che condividono immagini delle proprie compagne, fidanzate, mogli per parlarne come se fossero oggetti, come se il consenso fosse un dettaglio inutile. Alcuni membri partecipano in forma anonima, altri con profilo reale, ma tutti contribuiscono a una dinamica inquietante: ogni fotografia diventa un invito alla volgarità, un pretesto per fantasie sessuali condivise in branco. «Oggi la trovate così» scrive un utente, in un post accompagnato dalla fotografia di una donna svestita in casa, sotto i commenti: «Io so cosa le farei», «Scopala», «La stuprerei io».
