In un saggio di 400 pagine, un’impietosa analisi degli ultimi 25 anni. In cui tutto è in vendita e niente è sperimentazione: “La fantasia è morta”
In questo articolo, le "contemplazioni tecnologiche" dell’artista Summer Wagner: "Da Los Angeles catturo la banalità del mondo".
Che ci faceva un ceo di Goldman Sachs nelle vesti di dj sul palco del Lollapalooza festival? Da quando “venduti” è diventato sinonimo di “successo”? E non si può più criticare il pop commerciale (anche se fa schifo) perché non sarebbe democratico? Giriamo le domande a David Marx, saggista militante e non per via del suo cognome – “In America pensano più ai comici che ai filosofi” –, che ha scritto quasi 400 pagine di Storia culturale del XXI secolo. Che in realtà è il sottotitolo di: Blank Space, lo spazio vuoto (edito da Viking). “C’era un pezzo di storia che mancava. Ma non sapevo come prenderla, questa massa di informazioni che però pareva un grande blur. Negli ultimi 25 anni non ci siamo più mossi dal vecchio modo, ogni decennio uno stile. Tutto ha iniziato a confondersi, nulla svanisce più per fare spazio al nuovo”. E qui cita l’attivista bolognese Franco Berardi: “Una lenta cancellazione del futuro”.