TORINO. No a straordinari non retribuiti, no a paghe indegne. No a turni di lavoro massacranti. Basta compromessi che “normali” non lo sono mai stati. Lo slogan scorre da giorni su pagine Instagram e gruppi TikTok, sulle note dei britannici The Smith: «I was looking for a job...». Il manifesto della Generazione Z - quella che raggruppa i nati tra il 1997 e il 2012 - è una sequenza di screenshot. Messaggi scambiati su WhatApp con i datori di lavoro che tutti insieme fotografano la realtà precaria della popolazione più giovane. Miriam chiede se il proprio turno finisca effettivamente alle 2 di notte o se quella è soltanto l’ora di chiusura al pubblico del locale. Domanda anche se sono previste maggiorazioni per i notturni e per le domeniche. La risposta: «Penso che non possiamo andare avanti se già mi sindacalizzi tutte queste cose». A un’offerta di 800 euro mensili per sette ore al giorno, sabato compreso, un altro candidato risponde «grazie, no». La replica: «Ecco perché in Italia va male!». Intorno agli Anni 90 la permanenza media di un giovane nella stessa azienda era otto anni, oggi le statistiche raccontano che difficilmente di superano i 13 mesi. E malgrado questa sia la generazione di neoassunti più scolarizzata di sempre - quasi uno su due ha una laurea - il 45% lascia l’impiego perché non si adatta al proprio stile di vita. E l’86% mette la vita privata al primo posto, invertendo la gerarchia dei valori tanto cari a genitori e nonni.
