venerdì 19 giugno 2026

LETTERATURA OGGI IN ITALIA. CORTELLESSA A., Contro la fiction, DOMANI, 12.06.2026

 È sempre in agguato la celebre questione dell’ombelico, del guardarsi l’ombelico». Così Emanuele Trevi, già vent’anni fa, in uno dei suoi primi libri “in prima persona”, L’onda del porto (Laterza, 2005). A tutt’oggi resta questa, inappellabile, la condanna che infligge la doxa agli artisti che non lascino ricondurre il proprio lavoro alla più accigliata stentorea e generica partecipazione alle cose-del-mondo. La tavolozza è ristretta d’ufficio all’agenda catastrofista dei media, e non si contano i fervorini in favore della pace, della tutela dell’ambiente, dei diritti delle minoranze: replicando all’infinito quanto ci mette tutti d’accordo a priori. Se qualcuno un minimo prova a smarcarsi dall’ovvio, ecco lo stigma: basta guardarsi l’ombelico! Ci si sollevi dalla posizione fetale, si getti il proprio corpo nella lotta!

mercoledì 17 giugno 2026

LO SFALDAMENTO DELLA SOCIETA' ITALIANA IN UN ARTICOLO DEL 2014. ALL'ALBA DEL GOVERNO RENZI

 UN ARTICOLO DI E. GALLI DELLA LOGGIA DEL 2014


GIOVANI IN RIVOLTA E LAVORO PRECARIO. GENTA F., Generazione Z e le umiliazioni su TikTok del datore di lavoro: “Non siamo schiavi”, LA STAMPA, 17.06.2026

 TORINO. No a straordinari non retribuiti, no a paghe indegne. No a turni di lavoro massacranti. Basta compromessi che “normali” non lo sono mai stati. Lo slogan scorre da giorni su pagine Instagram e gruppi TikTok, sulle note dei britannici The Smith: «I was looking for a job...». Il manifesto della Generazione Z - quella che raggruppa i nati tra il 1997 e il 2012 - è una sequenza di screenshot. Messaggi scambiati su WhatApp con i datori di lavoro che tutti insieme fotografano la realtà precaria della popolazione più giovane. Miriam chiede se il proprio turno finisca effettivamente alle 2 di notte o se quella è soltanto l’ora di chiusura al pubblico del locale. Domanda anche se sono previste maggiorazioni per i notturni e per le domeniche. La risposta: «Penso che non possiamo andare avanti se già mi sindacalizzi tutte queste cose». A un’offerta di 800 euro mensili per sette ore al giorno, sabato compreso, un altro candidato risponde «grazie, no». La replica: «Ecco perché in Italia va male!». Intorno agli Anni 90 la permanenza media di un giovane nella stessa azienda era otto anni, oggi le statistiche raccontano che difficilmente di superano i 13 mesi. E malgrado questa sia la generazione di neoassunti più scolarizzata di sempre - quasi uno su due ha una laurea - il 45% lascia l’impiego perché non si adatta al proprio stile di vita. E l’86% mette la vita privata al primo posto, invertendo la gerarchia dei valori tanto cari a genitori e nonni.

LA SCOMPARSA DELLO STORICO C. GINZBURG. FIORI S., Intervista a Carlo Ginzburg, storico d'azzardo, LA REPUBBLICA, 28 NOVEMBRE 2016

 BOLOGNA. A casa di Carlo Ginzburg l'unico tavolo sgombro dai libri è in cucina. E non potrebbe esserci luogo simbolico più adatto per intervistare lo studioso di Menichino e di Menocchio, l'autore di Il formaggio e i vermi tradotto in ventisei lingue, lo storico italiano più conosciuto nel mondo grazie alle sue ricerche di microstoria su bovari, mugnai, contadini accusati di eresia o di stregoneria. Aveva 27 anni quando uscì I Benandanti, un libro rivoluzionario per la storiografia dell'epoca. Da allora è passato mezzo secolo, ma su quel primo lavoro Ginzburg non smette di interrogarsi. Come l'inizio di una partita a scacchi non ancora finita. Il caso e i casi, il gioco e l'azzardo. Il coinvolgimento emotivo e la distanza intellettuale. L'officina d'uno storico – ora insignito del premio Sila per il complesso della sua carriera – può diventare una Wunderkammer dove imbattersi in culture e discipline diverse, in streghe e stregoni, in sciamani siberiani e lupi mannari, in dee dalla mano pelosa e in avvocati del diavolo. Sempre restando nella cucina della casa bolognese vicina alle torri. Sotto lo sguardo sorridente della madre Natalia ritratta in una foto in bianco e nero.