Se si verificasse corretta l’ipotesi degli inquirenti che vede Andrea Sempio colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi, Alberto Stasi sarebbe la sua seconda vittima. Diciannove anni fa il colpevole perfetto era il biondino dagli occhi di ghiaccio che guardava i porno, mentre oggi è una specie di Raskòl’nikov che frequentava i forum di “incel”.
Se si verificasse corretta l’ipotesi degli inquirenti che vede Andrea Sempio colpevole dell’omicidio di Chiara Poggi, Alberto Stasi avrebbe scontato da innocente undici anni di galera con un’accusa infamante, avrebbe perso la fidanzata in un modo orribile mentre veniva chiamato assassino, avrebbe visto la sua famiglia pagare un risarcimento che non era dovuto, avrebbe per anni assistito alla demolizione pubblica della sua persona senza aver commesso il fatto, avrebbe quindi vissuto una vita che non meritava di vivere. Stasi per la giustizia italiana è un assassino, un uomo che ha pagato e che ha quasi finito di scontare la sua pena, ma che fosse colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio non so quanti possano ancora dirlo.
Se non è importante il caso Garlasco, non so davvero cosa possa esserlo. Se non è importante la ricerca della verità, se non è importante immaginarci in quella situazione, e se non è nemmeno importante indagare ogni ipotesi per rendere giustizia alla vittima, non so davvero cosa possa esserlo. I personalismi, la vanità di chi porta su di sé il caso, il protagonismo di chi fa diventare un delitto un palcoscenico, i salotti tv e quelli di YouTube, non contano niente.
Se si verificherà corretta l’ipotesi della procura qualcuno dovrà rispondere almeno in coscienza anche di quello che è stato fatto a Stasi, ma questa rimane ad oggi solo un’eventualità: un’ipotesi non rende né Sempio colpevole né Stasi innocente, e ci si augura che la riduzione a mostro che è stata fatta a Stasi non si ripeta con Andrea Sempio, né con nessun altro.
Ieri sono state ascoltate in procura come persone informate sui fatti le gemelle Stefania e Paola Cappa, mentre oggi verranno ascoltati Marco Poggi e Andrea Sempio. Sempio, come hanno notificato i suoi legali, si avvarrà legittimamente della facoltà di non rispondere, e nemmeno questo fa di lui un assassino. Che vengano ascoltati l’indagato e il fratello della vittima lo stesso giorno è un fatto di cui non conosciamo le motivazioni, ma che rimane suggestivo.
La cronaca nera è interessante perché niente fa capire l’animo umano come un delitto. La storia di un paese si racconta anche con la nera: non credo, ad esempio, che ci sia migliore descrizione del dopoguerra di quella fatto da Buzzati con Rina Fort, il problema è che oggi non c’è nessun Buzzati e che la crisi dell’informazione è anche figlia di una perdita di credibilità, in parte dovuta alla frammentazione dei mezzi di comunicazione. Nel 2010 Stasi ospite a Matrix fu uno shock culturale perché quello era un evento unico e irripetibile, mentre oggi non ci stupirebbe, così come non ci stupiscono le continue rivelazioni, esclusive, ricostruzioni fatte da chiunque abbia una connessione internet o una telecamera. Il delitto di Chiara Poggi si inseriva in un contesto storico preciso: prima Cogne, poi Erba, e infine Garlasco. La fotografia è quella di piccoli paesi, posti dove tutti si conoscono, posti dove tutti sanno tutto ma nessuno parla, o tutti parlano troppo.
L’interesse pubblico per il “true crime” non so perché venga fatto passare come una novità, e nemmeno perché venga fatto passare come una cosa da voyeur o da ossessionati, quando in realtà è un problema più di chi lo racconta che di chi ascolta. Penso che quando le persone si informano, leggono e si documentano sia una cosa buona, così come penso che ci sia una responsabilità da parte di chi fa informazione nel mantenere un certo livello di decenza, per rispetto del pubblico e della vittima. Dopo due assoluzioni, Alberto Stasi è stato condannato a sedici anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi. Nel 2015, durante la requisitoria per la richiesta di annullamento della sentenza di condanna di Stasi per celebrare un nuovo processo, il sostituto procuratore generale Oscar Cedrangolo disse: «Io non sono in grado di stabilire se Alberto Stasi è colpevole o innocente. E nemmeno voi». Direi che siamo ancora fermi lì
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