venerdì 15 settembre 2017

CONSIDERAZIONI SUL GIORNALISMO. INDOVINATE EPOCA ED AUTORE (PER LA SECONDA VOLTA IN 2 ANNI)

È impossibile scorrere un giornale qualunque, di qualsiasi giorno, o mese, o anno, senza trovarvi, a ogni riga, i segni della perversità umana più spaventosa, all’unisono con le vanterie le più sorprendenti di probità, di bontà, di carità, e le affermazioni più sfacciate, relative al progresso e alla civilizzazione.
Ogni giornale, dalla prima all’ultima riga, non è che un tessuto di orrori. Guerre, crimini, furti, impudicizie, torture, crimini dei politici, crimini delle nazioni, crimini dei singoli, un’ebbrezza d’atrocità universale.
Ed è con questo aperitivo disgustante che l’uomo civile accompagna la sua prima colazione del mattino. Tutto, in questo mondo, trasuda il crimine: il giornale, la muraglia e la faccia dell’uomo.
Io non capisco che una mano possa toccare un giornale senza una convulsione di disgusto.

GIORNALISMO ALL'ITALIANA. F. MERLO, L'autopsia in prima pagina: quando la cronaca diventa abuso, LA REPUBBLICA, 15 settembre 2017

È ODIOSA la deriva selvaggia di questo giornalismo italiano che attizza la morbosità e ti fa dimenticare la sedicenne uccisa a Specchia e l’oltraggio subito da tutte le ragazze del mondo, presi come siamo a violarne gli spasmi sotto le pietre, “anzi no, era un coltello”. Ora al pantografo sono finite le ferite, il sangue e la lama affilata. Ma le mani restano manacce che colpiscono e manine che si chiudono, e la descrizione dei colpi di bastone ti fa sentire il legno che sbatte sulle ossa. Poi si passa ai lividi vecchi che, recuperati e rinfrescati dal sempre più pietoso prosatore, bene illustrano le botte dei titoloni a tutta pagina. E così, alla fine, quando arrivi in fondo all’articolo e già attacchi il secondo, che viola lo smarrimento della madre, e poi ce ne sono un terzo sull’arma e un quarto sul luogo dell’esecuzione, alla fine, dicevo, non c’è più la morte di una bella ragazza che tutti avremmo voluto come figlia, ma c’è solo l’infinita indecenza. E non è vero che lì c’è il Dio dei dettagli, la storia concentrata. Al contrario, c’è la fuga dalla notizia alla pornografia. E più ti avvicini e più ingrandisci il dettaglio morboso più Dio si allontana da te, dal giornale, da tutti.

martedì 12 settembre 2017

ANTROPOLOGIA. AMAZZONIA. VIOLENZE CONTRO TRIBU' LOCALI. G. TALIGNANI, Brasile, tribù dell'Amazzonia minacciate dall'oro. La denuncia: ''Uccisi 10 indigeni'', LA REPUBBLICA, 11 settembre 2017

 UN bar al confine con la Colombia dei cercatori d'oro si vantavano di averli fatti a pezzi. In mano, un remo di legno inciso dai componenti di una delle ultime tribù incontattate al mondo: "Li abbiamo uccisi, tagliati e gettati nel fiume" si sarebbero compiaciuti i minatori mostrando il trofeo. 

domenica 10 settembre 2017

CINEMA E SOCIETA' USA. FIRST REFORMED. A. Finos, Paul Schrader: "Oggi l’America è un problema per il mondo", LA REPUBBLICA, 29 agosto 2017

"IL RICORDO più bello? Il concerto di Peter Gabriel in Laguna a fine anni 80, che notte, ma quei tempi non torneranno più". Paul Schrader, 71 anni, sarà in concorso a Venezia: "Sono stato altre tre volte alla Mostra, tre anni fa ero presidente diOrizzonti, e Bertolucci era a capo della sezione principale", racconta al telefono dalla sua casa di New York. "Lo conosco dai tardi anni 70, ho portato io a Hollywood Ferdinando Scarfiotti, lo scenografo di Il conformista e Ultimo tango, quando giravoAmerican Gigolò. Conobbi Bernardo in quella occasione. Il conformista ha rivoluzionato l'immaginario visivo della mia generazione. Michael Mann, Martin Scorsese, Francis Ford Coppola: ha ispirato e influenzato tutti noi".