Il visitatore che percorreva le sale della Biennale Architettura chiusa a novembre dell’anno scorso in cui gli schermi coi loro rendering digitali erano ormai molto più numerosi delle buone vecchie maquettes, i plastici di una volta, si imbatteva a un certo punto in un curioso automa. L’aspetto era volutamente minimalista, un manichino che sembrava quasi uscito da una sartoria, per di più senza gambe e dai movimenti goffi e rigidi di una marionetta. Ma se lo interrogavi con il microfono collegato ti sciorinava con voce aggraziata tutta la conoscenza e la melliflua compiacenza cui ci hanno abitato i chatbot, onniscienti e sempre disponibili
Anche all’inizio dell’ultimo libro di Carlo Galli (Tecnica, Il Mulino 2025) c’è un automa. Ma viene dall’altro capo della storia, addirittura dalla mitologia greca. È Talos, costruito da Dedalo per difendere l’isola di Creta, e pronto a fulminare chi tenti di introdurvisi con intenzioni ostili. Per Galli Talos è un buon simbolo dell’ambiguità della tecnica. Talos agisce da solo, non ha bisogno di intervento umano. Ma l’obiettivo della sua azione non se lo è dato da solo, è stato il saggio re di Creta a determinare la sua funzione.

