n principio era «Ok Google». Poi, una folla: la monogamia con Siri è diventata poliamore con Alexa. E chi le aveva viste arrivare ChatGpt, Gemini, Claude, dopo anni per dimenticare la simpatica Doretta di MSN e la piccola Clippit di Office.
La grande madre
Cento anni fa, Gabriele D’Annunzio stabiliva che “automobile” fosse sostantivo femminile, con tutto l’apparato metaforico che ne consegue.
Per l’intelligenza artificiale usata come compagna di vita, amica, amante, psicologa, tutrice, probabilmente dobbiamo ringraziare Spike Jonze e il suo profetico Her, dove il suono della saggezza rassicurante era niente di meno che la voce di Scarlett Johansson – sfido io a non innamorarsi di quel comando vocale. Per l’Ia che accontenta i capricci di tutti, spogliando le donne a comando e senza chiedere il permesso, invece, la riconoscenza va alla Grok di Elon Musk, fresco di una recente raccolta fondi per la sua piattaforma di circa 20 miliardi di dollari.
È femmina anche “Ask This Book”, la funzione di Kindle introdotta da poco che, come una maestra intenerita dal bamboccione di padoaschioppana memoria, ti spiega cosa succede in un romanzo mentre leggi e non capisci? Probabile. Nel frattempo però, mentre una chat ci indica la via per comprendere l’impenetrabile Joyce, rubando anche quell’ultimo briciolo di piacere della lettura che sarebbe l’interpretazione, potremmo interrogarci come genere umano su questo enorme complesso di Edipo che ci attanaglia.
Stiamo delegando alla versione bot della grande madre di Woody Allen, quella che aleggiava sui grattacieli di New York per ammonirlo, controllarlo e coccolarlo, il bisogno ancestrale di avere qualcuno che risponda alle nostre domande, anche le più sceme e infantili, come chiedere una foto di Nicolás Maduro col bikini (cosa realmente successa su X). Forse una telefonata in più alla mamma ogni tanto non farebbe male.
