È impossibile annoiarsi ai tempi dell’Apocalisse e del Kali Yuga. Lo sport più in voga negli ultimi anni è passare di crisi in crisi, cioè di scelta in scelta, di opportunità in opportunità: ricordo che krino in greco significa “scegliere”. La crisi è il segnale – come la malattia – di una necessità di evoluzione. Oggi tutti parlano di crisi economica, bellica, energetica. Le più grandi rivoluzioni, però, avvengono nel silenzio. In questo focalizzarsi sul contingente, nutrendo psichicamente egregore nefaste, ai più sfugge una dinamica che avrà effetti profondi e duraturi: il paradigma scientifico degli ultimi quattro secoli sta implodendo. Siamo nel pieno di una rivoluzione culturale che ha come suoi aspetti:
- la critica alle pseudofilosofie e alle scienze alienate tipiche dell’epoca moderna e contemporanea, con particolare riferimento al materialismo;
- il riemergere – dalle pieghe delle civiltà e del tempo – di saperi dimenticati da secoli;
- a livello politico il rigetto del progressismo, specie dopo l’aberrazione pandemica.
Data la vastità della materia, in questa sede posso solo accennare alcune questioni, e a volo d’uccello.
Il ruolo della pandemia nella rivoluzione culturale dell’Occidente
La medicina è la più utile delle scienze: una medicina che non cura o che fa ammalare è il segno di una civiltà che ha toccato il fondo. La pandemia era la carta in cima al castello, la cui caduta ha innescato il crollo della struttura di credenze su cui si sosteneva tale illusione. Commissioni parlamentari o meno, milioni di persone hanno preso atto della farsa cosmica e migliaia di intellettuali in tutto il mondo stanno riorientando la propria ricerca su binari più profondi. Pandemia come bivio della storia, acceleratore di particelle, anno zero della rivoluzione culturale dell’Occidente. I veri processi si svolgono nelle pieghe della storia e non sono arrestabili.
La critica al paradigma moderno
Un numero sempre più vasto di ricercatori comprende la limitatezza della scienza mainstream: dalla filosofia alla psicologia, dalla biologia all’astronomia, dalla matematica alla geometria. L’umanità si volta indietro e scorge negli ultimi secoli una magia nera, un incanto di massa che comincia a sciogliersi: si aprono i sigilli.
Allacciate le cinture, stiamo per entrare a gamba tesa in alcuni dei maggiori imbrogli dell’epoca moderna. Tra gli auto-inganni fondativi della modernità spiccano il divorzio cartesiano tra mente e mondo e la parallela distinzione tra qualità primarie (oggettive e misurabili, cioè scientifiche) e qualità secondarie, mere proiezioni soggettive. Sostenuta variamente da tutte le star della rivoluzione scientifica, questa teoria concepisce l’essere umano come un nocciolo psicoemotivo che proietta le proprie emozioni e i propri pensieri su un mondo apsichico e aemotivo, la cui verità risiede in proprietà quantitative prive di senso. Il microcosmo prende commiato dal macrocosmo, più precisamente: un microcosmo sperduto proietta ora le sue illusioni su un macrocosmo insensibile e inanimato. La vita diventa un errore, un inganno, la scienza dal canto suo deve basarsi sulla quantità priva di significato. La matematica viene privata di ogni aspetto simbolico-sacrale e viene impiegata per computare il reale. È l’alba della matematica robotica, la matematica della spesa al supermercato, che con grande passione viene ancora insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado, inducendo nel genio italiano la ripulsa per i numeri.
La legge di Hume e le sparatorie nelle scuole americane
Le visioni alienate del Seicento riverberano, un secolo dopo, nella cosiddetta “legge di Hume”, secondo la quale tra realtà e moralità non ci sarebbe alcun rapporto reale. Legge di Hume come antesignana metafisica delle sparatorie nelle scuole americane: non c’è nulla d’intrinsecamente immorale nello sparare ai tuoi compagni di scuola, sono mera res extensa, fantasmi di una mente che si trastulla con simulazioni di carbonio. Il sentimentalismo humeiano, figlio del paradigma materialistico moderno, non riesce a ricostruire quel ponte, demolito, tra soggetto e mondo, Io e Tu: l’unica etica che riesce a fondare è quella dell’ontologicamente vacua compassione nella matrix. Il combinato disposto della rivoluzione scientifica moderna è che la morale diventa una faccenda relativa, solipsistica, l’ethos viene privato di sostanzialità, il mondo diventa una matrix indifferente di operazioni, gli animali non hanno anima, gli altri, forse, non esistono. La negazione dell’anima mundi porta infine al nichilismo, di cui il panvirtualismo (la teoria del cosmo come simulazione digitale) è l’ontologia all’epoca di TikTok. L’Occidente sta percorrendo un crinale periglioso e affascinante: da un lato la robotizzazione di massa e l’auto-annichilimento, dall’altro l’alba di una civiltà basata su paradigmi teorici autentici.
La riscoperta di antichi saperi
Il Novecento ha riscoperto una verità antica: il piano materiale è una concrezione di forze invisibili. Falsa è la dichiarazione del Sarte di L’essere e il nulla, secondo cui dietro i fenomeni non ci sarebbe nulla. Dietro i suoi fenomeni c’era il nulla: Sartre era un materialista e, in quanto tale, un nichilista. Discipline come la meccanica quantistica e la metamedicina riportano alla luce l’ontologia fondamentale agognata da Heidegger. Secondo la metamedicina – come secondo le altre medicine autentiche – il sintomo è la manifestazione fisica di un disagio profondo (“psicoemotivo” nel senso greco del termine psyché) che si localizza in un organo sulla base di un ricco sistema di corrispondenze. Curare non significa somministrare un farmaco che elimini il sintomo (la “cura” per lo schiavo che deve tornare subito a lavoro), bensì individuare e metabolizzare le cause reali della manifestazione patologica: una medicina psicologica del profondo, più vicina a Jung che a Bassetti.
L’idea di una realtà multistrato, integrata e interagente, riaffiora anche nella fisica. Secondo la meccanica quantistica esiste una connessione tra tutti gli esseri – e tra alcuni in particolare – nota come entanglement o “intreccio”. Idea eretica per il materialismo, nemico giurato dell’azione a distanza (cioè in assenza di medium materiale), bollata come superstizione. Da profano della fisica, l’entanglement mi ricorda l’antica teoria dell’etere come sostanza-ponte tra materia e piano astrale, connettoma universale in grado di spiegare le “coincidenze”, i casi di telepatia, le preveggenze, le intuizioni, i sogni rivelatori, le scoperte scientifiche e le invenzioni simultanee. Il mondo fisico è la manifestazione di un campo psico-energetico che, detto en passant, è la condizione a priori di Internet.
L’empirismo come epistemologia di superficie e l’origine patologica della psicanalisi freudiana
L’empirismo – paradigma della scienza moderna e dell’attuale scienza mainstream – non è in grado di spiegare i fenomeni cruciali del nostro mondo, che riduce a superstizioni o ad aberrazioni della materia. La storia pre-Sei e Settecento diventa in blocco fanatismo, millenni bui: le piramidi le avranno costruite degli enormi scimmioni. Le visioni metafisiche di Ildegarda di Bingen appaiono, agli occhi del neuroscienziato, il portato teorico di attacchi epilettici. Attendiamo trepidanti il giorno in cui il Cantico dei cantici e la Divina commedia verranno bollati come epifenomeni teorici di psicopatologie latenti. L’altro è un nostro specchio: la patologia e la superstizione che la modernità proietta nel passato è, in realtà, la propria. Chapeau a Rousseau che, immerso nell marea del progressismo illuminista, riconobbe l’origine patologica di molte scienze. La psicanalisi freudiana ne è un esempio lampante, con la sua indefessa riconduzione di ogni fenomeno umano a torbidi moventi sessuali. Freud dette una torsione patologica alla psicologia sulla base dei suoi problemi sessuali, forgiando una psicologia materialistica imperniata sul chakra radice e le sue patologie.
Gli idoli della modernità cadono uno dopo l’altro. Il fuoco purificatore torna, come vento impetuoso, sull’Occidente. Liberazione dalle pseudo-teorie come catarsi collettiva.
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