Gli arresti a Wall Street non risolvono il problema di un sistema che ha creato un ristretto gruppo di straricchi a spese di tutti gli altri
I 1.100 capitalisti più ricchi del mondo controllano una ricchezza superiore a 2,5 miliardi di esseri umani
"L'uomo si separa dal vicino in quanto nutre sentimenti di odio e di repulsione. Così ignora una cosa: nello stesso istante ha già tagliato via se stesso dalla Città universale del genere umano"
domenica 16 settembre 2012
venerdì 14 settembre 2012
SOCIOLOGIA E STRATIFICAZIONE SOCIALE. ALBERTO BURGIO, Vizi e virtù dei ceti medi, ALFABETA, 15 aprile 2011
Quindici anni fa Paolo Sylos Labini pubblicò un agile libretto per attaccare Marx. Tracciava un bilancio che intendeva mettere in mostra il suo errore fondamentale: la previsione che il capitalismo avrebbe scomposto le società in due blocchi, da una parte i capitalisti, dall’altra i proletari. A questa «profezia» Sylos Labini contrapponeva la crescita della classe media, non solo sempre più vasta e articolata ma anche sempre più influente sul piano politico. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. Il cosiddetto neoliberismo ha dispiegato i propri effetti, che la crisi dei mutui ha portato alle estreme conseguenze. Forse, considerando il paesaggio sociale dei paesi a capitalismo maturo oggi, Sylos Labini ci penserebbe su due volte prima di mandare Marx in soffitta.
SOCIOLOGIA E STRATIFICAZIONE SOCIALE. PAUL GINSBORG, la scomparsa del ceto medio, LA REPUBBLICA, 16 ottobre 2010
|
Che cos’è oggi il ceto medio italiano? Tre elementi ci colpiscono
subito. In primo luogo l’incessante crescita numerica. In base ai dati
forniti da Paolo Sylos Labini, i ceti medi urbani italiani, in cui l’autore
raggruppa le principali categorie dei piccoli imprenditori, degli impiegati
pubblici e privati, degli artigiani e dei commercianti rappresentavano nel
1881 il 23,4% della popolazione, mentre nel 1993 toccavano il 52%. Oggi
secondo le stime si attestano attorno al 60%...
|
Iscriviti a:
Post (Atom)