lunedì 27 luglio 2015

CARCERI ITALIANE E SUICIDI. A. CUSTODERO, QUELLE STRANE MORTI DIETRO LE SBARRE, LA REPUBBLICA, 27 luglio 2015

Un sacchetto in testa. Una sniffata al gas delle bombolette del cucinino. Una laccio di scarpa, una felpa, una cintura, una striscia di lenzuolo o di jeans stretta al collo, un taglio in gola, le vene dei polsi squarciate. Così ci si toglie la vita, in carcere. Ogni anno nelle 200 prigioni italiane si suicidano in media sessanta detenuti. Le prigioni italiane, va precisato, sono il posto nel quale lo Stato, sotto la sua responsabilità, colloca i cittadini privati, per legge, della loro libertà. Nel momento in cui una persona entra in cella, è lo Stato, dunque, che diventa responsabile della sua sopravvivenza. O della sua morte, come negli ultimi casi avvenuti pochi giorni fa a Regina Coeli, dove nella stessa giornata del 20 luglio si sono tolti la vita un detenuto rumeno e il presunto killer del gioielliere romano Giancarlo Nocchia.

domenica 26 luglio 2015

CINEMA E SOCIETA'. ITALY IN A DAY. C. UGOLINI, Gabriele Salvatores, Italy in a day: "Nel Paese c'è più ottimismo che rabbia", LA REPUBBLICA, 2 settembre 2014

Il regista presenta alla Mostra il film collettivo che racconta una giornata da italiani. Lo ha realizzato utilizzando 627 dei 44.197 filmini amatoriali ricevuti. "Mi aspettavo più volgarità, più rabbia, invece ho trovato un'Italia sofferente, ferita, ma con grande dignità, che non ha perduto il senso di comunità". Sarà nei cinema il 23, poi su RaiTre il 27 settembre


CINEMA E SOCIETA'. S. BALASSONE, Recensione a Italy in a day. Italy in a Day, un selfie di massa, EUROPA, 29 settembre 2014

Italy in a Day, è un film di Gabriele Salvatores che assembla video in formato YouTube scelti fra i 40.000 girati tutti rigorosamente nello stesso giorno di ottobre dal “popolo del web”. Un gigantesco “selfie” degli italiani sparsi fra luoghi e generazioni, fra nascite e ultimi respiri.

sabato 25 luglio 2015

PSICOLOGIA. I BAMBINI E IL SENSO DELLA GIUSTIZIA. C. GRISANTI, I bambini stanno dalla parte dei più deboli, INTERNAZIONALE, giugno 2015

Anche i bambini piccoli hanno il senso della giustizia e intervengono a favore di una terza parte vittima di un comportamento non corretto. Lo conferma uno studio condotto tra bambini di tre e cinque anni di età. Tuttavia, il senso di giustizia dei bambini, rispetto a quello degli adulti, è più attento a risarcire la vittima che a punire il colpevole.