'elettroencefalogramma era completamente piatto. Ma per dieci ore i neuroni sono rimasti attivi. Invece di disgregarsi nel giro di pochi minuti, come avviene normalmente alla morte, sono apparsi agli occhi dei ricercatori di un colore verde fosforescente: vivo (foto sotto). L'esperimento su 32 maiali si è svolto all'università americana di Yale ed è stato pubblicato con grande evidenza sulla rivista scientifica Nature. "Far tornare indietro il tempo. La funzione delle cellule del cervello ripristinata dopo il decesso" è il titolo. L'obiettivo: manipolare la linea di confine fra la vita e la morte. E fra la mente e il corpo. Mentre il corpo dei maiali infatti era stato macellato, trasformato in bistecche, la loro testa era finita a New Haven, nel Connecticut, dove ha sede il laboratorio di neuroscienze di Yale. Qui, quattro ore dopo l'uccisione, le due carotidi sono state collegate a una macchina che pompava sangue artificiale. E che ha mantenuto in attività i neuroni per altre sei ore. In tutto, per dieci ore dopo la morte.
"L'uomo si separa dal vicino in quanto nutre sentimenti di odio e di repulsione. Così ignora una cosa: nello stesso istante ha già tagliato via se stesso dalla Città universale del genere umano"
giovedì 18 aprile 2019
venerdì 12 aprile 2019
TELEVISIONE. ANNIVERSARI. BLOB. B. DONDI, Blob e il grande vuoto della tv, L'ESPRESSO, 12 aprile 2019
i cosa parliamo quando parliamo di Blob? In estrema sintesi parliamo di vuoto. Il vuoto che circonda tutto quello che gira intorno alla televisione. Il vuoto che non si riempie di senso, dopo la visione di quello che Blob ci sbatte in faccia quotidianamente da trent'anni giusti giusti. Il vuoto che ci ostiniamo a non voler riempire, mentre, al contrario, continuiamo a inseguire giorno dopo giorno quel vuoto medesimo di cui sopra.
Immagine dal sito de L'ESPRESSO
sabato 6 aprile 2019
SOCIOLOGIA. CONVERSAZIONE CON PIERRE BOURDIEU. S. BENVENUTO, Pierre Bourdieu. La violenza simbolica Parigi, 1994, DOPPIOZERO, 24 marzo 2019
Sergio Benvenuto – Nell’ambito del suo pensiero, Professor Bourdieu, lei ha elaborato il concetto di "violenza simbolica". Che cosa intende con questa nozione?
Pierre Bourdieu – La nozione di violenza simbolica mi è parsa necessaria per designare una forma di violenza che possiamo chiamare "dolce" e quasi invisibile. È una violenza che svolge un ruolo importantissimo in molte situazioni e relazioni umane. Per esempio, nelle rappresentazioni ordinarie, la relazione pedagogica è vista come un’azione di elevazione dove il mittente si mette, in qualche modo, alla portata del ricevente per portarlo a elevarsi fino al sapere, di cui il mittente è il portatore. È una visione non falsa, ma che maschera l'aspetto di violenza. La relazione pedagogica, per quanto possa essere attenta alle attese del ricevente, implica un'imposizione arbitraria di un arbitrio culturale. Per fare un esempio, basta paragonare – come si sta iniziando a fare – gli insegnamenti della filosofia negli Stati Uniti, in Italia, in Germania, in Francia, ecc.: si vede, allora, che il Pantheon dei filosofi che ognuno di questi tipi nazionali di insegnamento impone ai discenti è estremamente diverso e una parte dei malintesi nella comunicazione tra i filosofi dei diversi paesi consistono nel fatto che essi sono stati esposti, all'epoca della loro prima iniziazione, a una certa arbitrarietà culturale. È a questo proposito che ho elaborato la nozione di "violenza simbolica”.
martedì 2 aprile 2019
VITA VEGETALE E FORME DI ORGANIZZAZIONE. S. MANCUSO, Una struttura a rete, come per le piante, IL MANIFESTO, 3 novembre 2017
Piante e animali si sono separati fra 350 e 700 milioni di anni fa in un periodo decisivo per la storia dell’evoluzione sul nostro pianeta.
Le prime, grazie alla loro prodigiosa abilità fotosintetica, non avranno bisogno di spostarsi alla ricerca di cibo essendo energeticamente autonome. I secondi, al contrario, obbligati per sopravvivere a predare altri organismi viventi, saranno costretti al movimento, in costante ricerca di quella stessa energia chimica che le piante hanno originariamente fissato dalla luce del sole.
Le prime, grazie alla loro prodigiosa abilità fotosintetica, non avranno bisogno di spostarsi alla ricerca di cibo essendo energeticamente autonome. I secondi, al contrario, obbligati per sopravvivere a predare altri organismi viventi, saranno costretti al movimento, in costante ricerca di quella stessa energia chimica che le piante hanno originariamente fissato dalla luce del sole.
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