domenica 9 ottobre 2011

COMTE A., UNA RICAPITOLAZIONE DEL SUO PENSIERO SOCIOLOGICO

Gli aspetti del pensiero sociologico di Comte qui riportati sono tratti da ARON R., LE TAPPE DEL PENSIERO SOCIOLOGICO


SOCIOLOGIA E MODELLO BIOLOGICO

Come in biologia non è possibile spiegare un organo o una funzione se non si considera l’essere vivente nel suo complesso, allo stesso modo in sociologia non si può comprendere lo stato di un fenomeno sociale particolare se non lo si ricolloca nel tutto sociale. Per esempio: non si capisce la situazione della religione o della forma dello stato in una determinata società se non si considera questa società nel suo insieme. Oppure: si capisce la situazione della società francese all’inizio del XIX secolo solo se collochiamo questo momento storico nella continuità del divenire storico. Si capisce la condizione della società francese all’inizio del XIX secolo solo se collochiamo questo momento storico nella continuità del divenire francese. La restaurazione si comprende solo per mezzo della rivoluzione e la rivoluzione solo grazie ai secoli di regime monarchico. Come non si comprende un elemento del tutto sociale se non considerando questo stesso tutto, così non si comprende un momento dell’evoluzione storica se non considerando la totalità dell’evoluzione storica stessa. Ma allora si giunge al seguente paradosso: per capire un momento dell’evoluzione della nazione francese dovremo riferirci alla totalità della storia della specie umana. La logica del principio enunciato da Comte (priorità del tutto sul singolo elemento) conduce all’idea che il primo, vero oggetto della sociologia, è la storia del genere umano.

IL COMPITO DELLA SOCIOLOGIA

Il compito della sociologia non è per niente un compito modesto: il suo compito, infatti, consiste nel risolvere la crisi del mondo moderno, cioè di fornire il sistema di idee scientifiche che permetterà la riorganizzazione della società.  Scrive Comte: “La grande crisi politica e morale delle società attuali dipende, in ultima analisi, dall’anarchia intellettuale. Il nostro male più grave consiste, infatti, nella profonda divergenza che oggi esiste in tutte le menti riguardo a tutte le massime fondamentali, la cui stabilità è la condizione prima di un effettivo ordine sociale. Sino a che le intelligenze umane individuali non avranno dato, con un sentimento unanime, la loro adesione ad un certo numero di idee generali capaci di formare una dottrina sociale comune, non ci si può nascondere che la condizione dei popoli resterà, di necessità, fondamentalmente rivoluzionaria, nonostante tutti i palliativi politici che potranno essere adottati, e comporterà, in realtà solo istituzioni provvisorie” (Corso di filosofia positiva, 1830-1842). Una società esiste nella misura in cui i suoi membri condividono le stesse credenze. Le diverse tappe dell’umanità sono caratterizzate dal modo di pensare e lo stadio finale sarà contrassegnato dalla trionfale diffusione del pensiero positivo.


STATICA E DINAMICA SOCIALE
 
La statica consiste nello studio di quello che egli chiama il consenso sociale. Una società è paragonabile ad un organismo vivente. Come è impossibile studiare il funzionamento di un organo senza collocarlo nell’insieme dell’essere vivente, così è impossibile studiare la politica e lo stato senza collocarli nell’insieme della società di un dato momento. La statica comporta l’analisi anatomica della struttura sociale in un dato momento e l’analisi degli elementi che determinano il consenso, che fanno di un insieme di individui o di famiglie una collettività, di una pluralità di istituzioni, una unità. La statica ci porta a ricercare quali siano gli organi essenziali di qualsiasi società, quegli organi che consentono la realizzazione dell’ordine sociale.
  La dinamica, inizialmente, è la descrizione delle tappe successivamente percorse dalle società umane, ma se partiamo dalla totalità sappiamo che il divenire delle società umane e dello spirito umano è governato da leggi. Statica e dinamica rimandano ai termini di ordine e di progresso
DUE TEMI ALLA BASE DELLE TEORIE COMTIANE
Secondo Aron, 2 sono i temi alla base della proposta di Comte: 1) l’idea che la società industriale europea diventasse il paradigma, il modello a cui dovranno uniformarsi tutte le società del pianeta terra, 2) l’universalità del pensiero scientifico. Tutti gli esseri umani adottano questo modo di pensare non appena si accorgono dei successi che esso consente di raggiungere. Inoltre il metodo scientifico, risultato valido nelle scienze della natura, deve essere esteso agli altri ambiti della vita umana.

LA SOCIETA' INDUSTRIALE E L'ORGANIZZAZIONE
 
Quello che Comte fa emergere della società industriale del suo tempo è: 1) l’organizzazione scientifica del lavoro; 2) gli effetti di questa organizzazione sul piano della produzione; 3) la concentrazione di operai nelle fabbriche e nei sobborghi urbani; 4) la concentrazione di capitali e dei mezzi di produzione in poche mani. Comte sottolinea anche l’opposizione fra operai ed imprenditori: “La vita industriale suscita solo classi imperfettamente legate fra loro, per mancanza di un impulso che sia abbastanza generale da coordinare il tutto senza turbare nulla. La vera soluzione sarà possibile solo quando ci si fonderà sulla coesione civica. Dopo la abolizione della servitù personale, le masse proletarie, a parte ogni retorica anarchica, non sono ancora effettivamente incorporate nel sistema sociale, la potenza del capitale, inizialmente strumento naturale di emancipazione e poi di indipendenza, è diventata oggi esorbitante nelle transazioni quotidiane, per quanto giusta sia la preponderanza che esso deve necessariamente esercitare in ragione di una superiore generalità e responsabilità, secondo la sana teoria gerarchica” (Corso di filosofia positiva, cit.). Comunque il conflitto può essere sanato tramite riforme, mentre le crisi sono fenomeni episodici e superficiali. Comte rivolge critiche sia alle posizioni liberali (libertà degli scambi e libera concorrenza) che a quelle socialiste. Della società industriale fornisce una versione lontana da entrambe queste posizioni, vicina invece ad una società caratterizzata dall’organizzazione.

LA CRITICA AGLI ECONOMISTI LIBERALI E SOCIALISTI
 
Due sono le critiche mosse agli economisti liberali: la prima consiste nel ritenere astratte e metafisiche le loro riflessioni sul valore; in secondo luogo essi commettono l’errore di considerare i fenomeni economici astraendoli dalla totalità della società. Infine rimprovera ai liberali di aver sopravvalutato l’efficacia dei meccanismi di scambio o di competizione nello sviluppo della ricchezza. Tuttavia, Comte sembra essere più vicino alle posizioni dei liberali nel momento in cui non crede all’opposizione fra proletari e capitalisti, che è invece il purnto che caratterizza le posizioni socialiste. La legge della società industriale è l’aumento della ricchezza che comporta l’accordo finale degli interessi. L’ostilità nei confronti di socialisti e comunisti si deve anche alla sua predilezione per la proprietà privata, alle virtù delle proprietà privata concentrata. La concentrazione della ricchezza comporta alcune conseguenze: la prima è quella relativa al fatto che la civiltà materiale cresce se ciascuna generazione produce più del necessario per trasmetterlo alla generazione successiva; in secondo luogo chi possiede capitali concentrati detiene anche il potere politico. L’autorità è sempre personale ed è nelle mani di un ristretto numero di persone. Infine la proprietà privata è tollerabile ed indispensabile solo se verrà concepita come l’esercizio di una funzione collettiva da parte dei pochi che la sorte o il merito ha designato. Comte appare, dunque, come un organizzatore che vuole conservare la proprietà privata per trasformarne il significato riportandola all’esercizio di una funzione sociale da parte di alcuni individui. Una posizione non lontana da alcune dottrine del cattolicesimo sociale.

IL PRIMATO DEI VALORI MORALI


L’esistenza degli uomini non è definita dal posto che occupano nella gerarchia economica e sociale. Al di fuori del potere esiste un ordine spirituale che è quello dei meriti morali. L’operaio che occupa i gradini più bassi della gerarchia temporale può trovarsi in quella spirituale ai gradini più alti se i suoi meriti e la sua dedizione alla comunità sono maggiori di quelli dei suoi capi gerarchici. Ognuno deve proporsi come scopo supremo di essere il primo non nell’ordine del potere, ma in quello dei meriti. La società industriale potrà essere regolata e moderata solo da un potere spirituale siffatto.

LA FINE DELLA GUERRA

Con l’età positivistica dovrebbe aver fine la guerra. Essa era stata necessaria per costringere al lavoro regolare uomini naturalmente pigri ed anarchici, per creare paesi estesi, per far sorgere l’impero romano dal quale potesse poi sorgere il cristianesimo e l’età moderna. La guerra aveva assolto una duplice funzione storica, per il tirocinio al lavoro e per la formazione dei grandi stati. Ma ora non aveva più alcuna funzione da svolgere poiché le società erano ormai definite dal primato del lavoro e dai valori del lavoro. Non esisteva più una classe militare né motivi per combattere. Nel passato le conquiste avevano potuto essere un mezzo legittimo o almeno razionale di accrescere le loro risorse. Nel secolo in cui la ricchezza dipende dall’organizzazione scientifica del lavoro, il bottino ha perso ogni significato ed è anacronistico. La trasmissione dei beni avviene ormai con il dono e lo scambio e il dono deve rappresentare una funzione sempre più grande riducendo persino quella dello scambio

PERCHE' LE SOCIETA' NON SONO TUTTE UGUALI E SI SVILUPPANO IN MANIERA DIVERSA



Sono 3 i fattori alla base della diversità nello sviluppo delle società umane: la razza, il clima e l’azione politica. Comte interpreta la diversità delle razze umane attribuendo ad ognuna alcune disposizioni predominanti. Ad esempio, la razza nera sarebbe stata caratterizzata dall’impulso sentimentale, un elemento che la rendeva moralmente superiore ad altre. Con il termine di ‘clima’ Comte indica l’insieme delle condizioni naturali nelle quali si è trovata ciascuna delle frazioni dell’umanità. Ogni società ha dovuto superare taluni ostacoli, ha incontrato situazioni geografiche più o meno favorevoli. La superiorità degli europei e delle loro società si deve anche alla “condizione termologicamente così vantaggiosa nella zona temperata, l’esistenza del meraviglioso bacino del Mediterraneo”.
LA STRUTTURA SOCIALE



La struttura sociale viene descritta da Comte in 7 capitoli del secondo volume del suo scritto SISTEMA DI POLITICA POSITIVA OVVERO TRATTATO DI SOCIOLOGIA (1851-1854). La prima analisi riguarda la RELIGIONE, il suo ruolo e funzione all’interno della società. La religione nasce per due ragioni: la necessità di un consenso, di un accordo fra le parti e gli individui. La società, per essere tale, esige il riconoscimento di una unità da parte di tutti gli individui e questa unità è realizzata dalla religione; in secondo luogo essa comporta un aspetto intellettuale, il dogma, l’insieme dei precetti e credenze che la determinano; il sentimento, l’amore che si esprime nel culto; la condotta privata e pubblica degli individui. Da questo punto di vista la religione è l’espressione di quella che, secondo Comte, è la natura umana. Un insieme di intelligenza, sentimento affettivo ed atti pratici. La religione permette a queste tre componenti psicologiche di armonizzarsi e coordinarsi.
   Altri due elementi fondamentali di ogni società sono la PROPRIETA’ e il LINGUAGGIO: entrambi hanno in comune il criterio dell’accumulazione. La civiltà, infatti, progredisce perché le conquiste materiali ed intellettuali non scompaiono con coloro che le hanno realizzate. L’umanità esiste perché esiste una tradizione, cioè una trasmissione. La proprietà è l’accumulazione dei beni trasmessi da una generazione all’altra, il linguaggio è una specie di serbatoio nel quale sono conservati le conquiste della intelligenza; cosi, ricevendo un linguaggio, in realtà riceviamo la cultura creata dai nostri predecessori. Anche la proprietà svolge la stessa funzione: le opere materiali durano oltre l’esistenza dei loro creatori ed i proprietari possono trasmettere ai propri discendenti quello che hanno prodotto. Proprietà e linguaggio, perciò, hanno analoga funzione: la continuità delle generazioni e la ripresa da parte dei vivi del pensiero dei morti. Come scrive Comte: “l’umanità è composta più da morti che da vivi (…) I morti governano sempre più i vivi”. Secondo Aron queste affermazioni sono importanti perché Comte non giunge mai, come accade ad altri sociologi, a svalutare il passato, ma ad una specie di sua riabilitazione. Utopista che sogna un avvenire più perfetto di tutte le società conosciute, resta pur sempre l’uomo della tradizione con un acuto senso dell’unità umana attraverso i tempi.
   Fra il capitolo dedicato alla proprietà e quello dedicato al linguaggio, Comte ne inserisce uno dedicato alla FAMIGLIA  e alla DIVISIONE DEL LAVORO. Anche in questo caso c’è una corrispondenza fra questi due istituti sociali ed alcuni aspetti della natura umana: la famiglia rimanda al fattore affettivo, la divisione del lavoro (e dunque l’economia) al fattore pratico ed attivo. Il modello di famiglia considerato esemplare da Comte è quello occidentale. Vengono scartati altri tipi di famiglia, in particolare quella poligamica. Comte è stato criticato per questa scelta. Ed egli confonde spesso alcune caratteristiche connesse ad una società particolare con caratteristiche universali. Nella famiglia, dice Comte, si educano i sentimenti delle persone e si instaurano i rapporti inter-individuali. In modo più preciso: l’uomo deve comandare, la donna ubbidire. L’uomo è attività ed intelligenza, la donna, infatti, è sensibilità. Tuttavia il potere spirituale, quello più nobile, appartiene alla donna. Quando Comte dice che la donna è intellettualmente inferiore all’uomo, lo dice per affermare nella donna la sua superiorità spirituale (potere d’amore). Nella famiglia, poi, gli individui sperimentano la continuità storica e apprendono quella che è la condizione della civiltà: la trasmissione dei capitali materiali e delle acquisizioni intellettuali da una generazione all’altra.
   Per quanto riguarda le idee circa la divisione del lavoro, esse riguardano quella della differenziazione delle attività e della cooperazione fra gli individui o della distinzione dei compiti e della combinazione degli sforzi. Per quanto riguarda l’organizzazione pratica della società, questa organizzazione è resa possibile solo dalla FORZA. Comte riconosce Hobbes come suo autentico predecessore perché è stato lui a vedere nella forza il solo strumento del governo sociale. La forza è data dal concorso del numero e della ricchezza. Ma se l’ordine sociale e materiale (potere temporale) si fonda sulla forza, il potere spirituale deve contemperare questo crudo realismo della necessità storica. Il potere spirituale ha funzioni diverse. Deve regolare la vita interiore degli uomini, deve unirli per farli vivere ed agire in comune, deve consacrare il potere temporale per convincere gli uomini della necessità di obbedirvi, non esiste possibilità di vita sociale se non vi sono individui che comandano ed altri che obbediscono. Naturalmente chi comanda è sempre il più potente. Nello stadio positivo, il potere spirituale sarà gestito dagli scienziati, mentre quello temporale da banchieri ed imprenditori: gli scienziati spiegheranno la necessità dell’ordine industriale e di quello sociale e con questo aggiungeranno una specie di autorità morale alla potenza di comando degli imprenditori e dei banchieri. Ma la loro funzione sarà più di moderare che di consacrare, cioè di ricordare ai potenti di limitarsi a svolgere una funzione sociale e che il loro potere non implica alcuna superiorità morale o spirituale.
IL SISTEMA SOCIALE COMTIANO IN UNA IMMAGINE


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