lunedì 27 luglio 2020

NEUROSCIENZE VIOLENZA E FINZIONE LETTERARIA. D. DI DIODORO, Perché a molte persone piace leggere romanzi con scene di violenza, CORRIERE.IT, 27 luglio 2020

Violenza e contenuti emotivamente disturbanti sono ingredienti di molte storie, e in alcuni casi diventano elemento preponderante di una trama. Racconti e romanzi che per molti risultano disturbanti sono invece apprezzati da altri, nonostante o forse proprio per il contenuto violento, spaventoso o sgradevole. Indubbiamente esistono libri potenzialmente disturbanti da un punto di vista emotivo, ma che hanno un indiscutibile valore letterario, il che non solo giustifica questo tipo di contenuto, ma addirittura lo nobilita. Basti pensare alla storia-racconto La pelle di Curzio Malaparte (il romanzo, che a lungo è stato considerato scandaloso, ambientato a Napoli nel 1943 evoca con toni crudi un’epidemia di peste che diventa metafora della città liberata dagli alleati ma non dalla corruzione e dal degrado, ndr).



Quando è una scelta
Chi sceglie deliberatamente di leggere un libro di cui conosce in anticipo la presenza di elementi potenzialmente disturbanti - ad esempio contenuti violenti - di solito lo apprezza, non ne è infastidito. Diversa la situazione per chi invece si trova ad affrontare contenuti violenti inaspettati, quando credeva di aver scelto un libro che ne fosse privo. Non è solo una considerazione ragionevole, ma anche il risultato di una ricerca realizzata da un gruppo di psicologi e letterati dell’Indiana University, negli Usa, pubblicata sulla rivista PloS One. «La conclusione a cui è giunta la nostra ricerca è che la scelta di contenuti violenti rappresenta uno snodo verso il piacere che se ne trae, attraverso la creazione di una zona estetica distaccata dalla propria moralità» dicono gli autori dell’indagine, che ha coinvolto centinaia di lettori ai quali, in diversi studi consecutivi, è stato chiesto di iniziare a leggere una storia e di scegliere poi tra diverse possibilità di proseguimento, più o meno condite da elementi di violenza. Molti lettori hanno scelto liberamente i contenuti violenti, e sono proprio quelli che alla fine li hanno apprezzati maggiormente.
Meno contenti sono stati i lettori che, invece di sceglierla autonomamente, si sono lasciati convincere dai ricercatori a optare per una continuazione violenta della storia.
Tanto è tutto finto
Chi invece era rimasto fermo sulla sua decisione di evitare contenuti violenti ma li ha trovati comunque nella storia che ha letto, ha mostrato una forte avversione verso di essi. Interessante anche che i contenuti violenti sembrano essere molto meno disturbanti se fanno parte di una storia palesemente fantasy, oppure se sono raccontati in terza persona. Lo stesso tipo di contenuto, posizionato all’interno di un racconto realistico o storico, diventa invece meno tollerabile, specie se non è raccontato in terza persona.

Differenze di genere
Inoltre c’è una differenza tra i due sessi. Le donne sembrano cercare un maggior controllo sulle proprie scelte di lettura, e sono più disturbate da un contenuto violento che volevano evitare. «La rappresentazione della violenza è largamente presente in molti media interattivi ed è argomento di grande controversia» dicono ancora gli autori della ricerca. «Alcuni utilizzatori di media mostrano un interesse verso la violenza e ne traggono molto godimento. Allo stesso tempo, altri utilizzatori non solo non ne traggono godimento, ma la detestano e fanno di tutto per evitarla. Esiste inoltre una terza categoria di persone che si trova nel mezzo. Sono coloro che talvolta, ma non sempre, scelgono contenuti violenti nei media e sembrano gradirli. È proprio questo gruppo di mezzo che ci interessa come ricercatori. Vogliamo capire di più di questo gruppo, quanto è esteso, e quali sono le circostanze nelle quali decidono di optare per contenuti violenti».Esisterebbe anche un’altra spiegazione del perché alcuni lettori sceglierebbero storie con contenuti violenti, senza risentirne psicologicamente. Secondo lo psicologo canadese Raymond Mar del Department of Psychology della York University, autore con alcuni collaboratori di un articolo pubblicato sulla rivista Cognition and Emotion, una possibile spiegazione psicologica potrebbe essere che il piacere derivante da queste letture sia tutto nel sollievo che si prova al momento in cui si incontra un finale positivo. Addirittura esisterebbe una relazione diretta tra le sensazioni negative sperimentate durante la lettura e il livello di soddisfazione finale quando le cose si mettono bene per i protagonisti.

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