La voce, in questo caso, non viene dal cuore, ma direttamente dal cervello. Per ridare la parola a chi è rimasto paralizzato, oggi con fatica si leggono i movimenti delle pupille o si catturano le più flebili contrazioni dei muscoli facciali. La velocità, quando va bene, raggiunge le 10 parole al minuto. In una persona normale sono 150. Uno Stephen Hawking del futuro potrebbe invece usare lo strumento descritto oggi su Nature: un apparecchio che raccoglie i “sussurri” del cervello. Non si parla di lettura del pensiero: siamo ben lontani. Ma di sensori che captano gli impulsi elettrici che il cervello produce quando mette in moto l’apparato fonatorio. Sono i comandi che articolano i muscoli di labbra, mandibola, lingua e laringe. Vengono prodotti nella testa anche quando una paralisi impedisce il movimento effettivo della bocca. I ricercatori dell’università della California a San Francisco li hanno registrati e hanno costruito il primo sintetizzatore vocale capace di raccogliere direttamente la “voce” dei neuroni, trasformandola in suono.
"L'uomo si separa dal vicino in quanto nutre sentimenti di odio e di repulsione. Così ignora una cosa: nello stesso istante ha già tagliato via se stesso dalla Città universale del genere umano"
lunedì 29 aprile 2019
venerdì 26 aprile 2019
ETOLOGIA. GORILLA UOMINI E IMITAZIONE. C. SEVERGNINI, Il selfie dei Gorilla, il ranger spiega come è nata la foto virale, CORRIERE.IT, 26 aprile 2019
Lo hanno soprannominato subito“Gorilla selfie”: in primo piano c’è un ranger, alle
sue spalle due gorilla che sembrano in posa, con lo sguardo dritto in camera e le mani dietro la schiena. L’autore dello scatto, Mathieu Shamavu, lo ha condiviso sui social con la scritta «Un altro giorno in ufficio». Nel giro di pochi giorni la foto era diventata virale, soprattutto per la divertente posa dei due animali. Ma la storia dietro a questo selfie unico, raccontata dallo stesso Shamavu, è un amaro promemoria di quanto precaria sia la sopravvivenza dei gorilla di montagna.
sabato 20 aprile 2019
REPORTAGE ANTROPOLOGIA. P. DEL RE, Le ultime tribù - Reportage dall'Etiopia: "Così clima e turismo di massa distruggono una cultura", REPUBBLICA.IT, 20 aprile 2019
Lungo il fiume Omo, nel sud dell'Etiopia, vive dalla notte dei tempi una ventina di tribù, oggi funestate dal cambio climatico che crea siccità, carestie o piogge furibonde finora sconosciute a quelle latitudini.
Attraverso le nuove strade costruite dai cinesi per sfruttare i loro mega-zuccherifici, gli Hamer, i Dassanech, gli Arbore, i Bodi e gli altri sono anche minacciati da un turismo che si fa sempre più massa, che a loro lascia solo pochi spicci perché il grosso finisce nelle tasche degli operatori turistici. A velocità da primato, la modernità sta spazzando via la loro straordinaria cultura.
GUARDA Il reportage 'Le ultime tribù' dal sud dell'Etiopia.
Attraverso le nuove strade costruite dai cinesi per sfruttare i loro mega-zuccherifici, gli Hamer, i Dassanech, gli Arbore, i Bodi e gli altri sono anche minacciati da un turismo che si fa sempre più massa, che a loro lascia solo pochi spicci perché il grosso finisce nelle tasche degli operatori turistici. A velocità da primato, la modernità sta spazzando via la loro straordinaria cultura.
GUARDA Il reportage 'Le ultime tribù' dal sud dell'Etiopia.
giovedì 18 aprile 2019
IMMORTALITA' ESPERIMENTI A YALE. E. DUSI, Neuroni riaccesi dopo la morte. Esperimento sui maiali usando sangue artificiale, REPUBBLICA.IT, 17 aprile 2019
'elettroencefalogramma era completamente piatto. Ma per dieci ore i neuroni sono rimasti attivi. Invece di disgregarsi nel giro di pochi minuti, come avviene normalmente alla morte, sono apparsi agli occhi dei ricercatori di un colore verde fosforescente: vivo (foto sotto). L'esperimento su 32 maiali si è svolto all'università americana di Yale ed è stato pubblicato con grande evidenza sulla rivista scientifica Nature. "Far tornare indietro il tempo. La funzione delle cellule del cervello ripristinata dopo il decesso" è il titolo. L'obiettivo: manipolare la linea di confine fra la vita e la morte. E fra la mente e il corpo. Mentre il corpo dei maiali infatti era stato macellato, trasformato in bistecche, la loro testa era finita a New Haven, nel Connecticut, dove ha sede il laboratorio di neuroscienze di Yale. Qui, quattro ore dopo l'uccisione, le due carotidi sono state collegate a una macchina che pompava sangue artificiale. E che ha mantenuto in attività i neuroni per altre sei ore. In tutto, per dieci ore dopo la morte.
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