In attesa che arrivi una produzione di massa per i vaccini contro il Covid-19, cosa che nelle previsioni più ottimistiche avverrà non prima dell'inizio del prossimo anno, è il momento di ragionare su come distribuire le prime dosi, che non potranno bastare per tutti. L'orientamento più comune, adottato ad esempio dal Cdc statunitense, è di iniziare dagli operatori sanitari e dalle categorie più fragili, ma c'è chi non è d'accordo. Secondo alcuni ricercatori della University of Southern California e della Johns Hopkins ad esempio l'approccio più efficace nel limitare il virus è esattamente l'opposto. «Dopo aver visto il rischio di una rapida diffusione del Covid-19 tra i giovani adulti non siamo d'accordo con la raccomandazione - scrivono sul sito The Conversation Dana Goldman, David Conti e Matthew E. Kahn -. La diffusione da parte di asintomatici sta facendo chiudere scuole e università, e minaccia le comunità. Secondo noi questa pandemia richiede un modello differente per le scelte. Dopo aver protetto i lavoratori sanitari i vaccini dovrebbero essere dati ai più grandi diffusori del virus, in maggioranza i giovani, e solo dopo ai più vulnerabili».
