sabato 12 dicembre 2015

PSICOLOGIA SOCIALE. SOLDI SUICIDI E SCRITTORI. T. PELLIZZARI, Insulti ad Aldo Nove per un post sul pensionato suicida: «Lascio Facebook ma tornerò. E non cambio idea», CORRIERE DELLA SERA, 11 dicembre 2015

Questa cosa di chi si suicida perché “ha perso tutti i risparmi” mi lascia raggelato. Da parte mia non ho mai “messo da parte” nulla e preso atto di questo credo che non mi suiciderò perché oggi devo vedere una bella ragazza, un ottimo musicista e imparare nuove forme di meditazione sul respiro. Che cazzo sono sti “risparmi”? Se la religione è l’oppio dei popoli, il culto dei soldi ne è il cianuro». Sono parole dello scrittore Aldo Nove, comparse giovedì alle 9.56 sulla sua pagina Facebook e riferite alla vicenda di Luigino D’Angelo, il pensionato suicidatosi a Civitavecchia dopo avere perso 110 mila euro investiti in banca. Un post che ha ottenuto oltre 200 condivisioni, da cui sono nati molti dei numerosissimi «Mi piace» e commenti.



Riflessione al limite
Era prevedibile, conoscendo i meccanismi della Rete, che una riflessione così «al limite» (e di certo profondamente discutibile) avrebbe potuto suscitare dibattito e critiche feroci, ma non si è mai pessimisti abbastanza: «Ne riparliamo quando sarai vecchio e malato e non avrai un euro per pagare una badante ucraina che ti cambi il pannolone»; «Legge Bacchelli preventiva per Aldo Nove, così non dovrà più preoccuparsi di scrivere cose come questa per essere notato»; «Hai scritto na cosa vergognosa con una superficialità indegna»; «Aldo, c’è mezza Facebook che ti sta massacrando, meritatamente»; «Sei un poveretto. vergognati»; «ma davvero problematizzate ‘sta mentacattata di una tabula rasa?» non sono i commenti più pesanti che Aldo Nove si è ritrovato in bacheca.
La sua vita
Tanto che lo scrittore aggiunge un secondo post, in cui ricorda a chi non la conosce la sua storia (raccontata nel romanzo poi diventato film La vita oscena): «Mi tocca, per non essere imbrigliato da livori indirizzati nel luogo sbagliato, dire qualcosa di me. Ho perso mio padre a sedici anni. Mia madre a 17. La casa a diciotto. Ho avuto come eredità molti debiti. Ho finito il liceo lavorando: un po’ di tutto. Vivo in affitto in 35 metri quadri. Mi sono laureato pulendo il culo ai vecchi. Con i soldi guadagnati ho sempre pagato a malapena le spese. Per tutta l’università mi sono nutrito di pesce in scatola lavorando di giorno e studiando di notte. Mai avuto risparmi. Dentista a debito. Attualmente, per avere mollato la Mondazzoni prima di aver consegnato tutti i libri, possiedo, oltre a nessun risparmio, meno 36.000 euro. Per essere libero di essere un uomo e non uno schiavo dei soldi. Amo il presente. Amo la vita che è ora, non tra sei mesi. Pace e amore a tutti, specialmente a chi mi ha attaccato».
La solidarietà e l’arrivederci a Fb
Ma serve a poco o niente. E altrettanto a poco serve la solidarietà, sempre su Facebook degi amici o dei colleghi scrittori (come Raul Montanari). Aldo Nove è il cattivo del web: « Hai chiesto comprensione. Però non l’avevi data» valga come esempio per tutti. Tanto che Nove finisce per annunciare querele agli insultatori, cosa che (per chi lo conosce) è quanto di più lontano si possa immaginare dal suo modo di essere. Fino alla decisione finale, comunicata per telefono: «Lascio Facebook per 20 giorni, quello che ho letto è troppo. Ma tornerò. E ricomincerò come prima. Perché io sono una persona, cioè un groviglio di contraddizioni. Non mi interessa stare su Facebook per promuovere i miei libri scrivendo cose che non penso e senza rischiare niente». Una parafrasi di quanto aveva scritto qualche ora prima: « Io non scrivo “buoni libri”. Non è il mio scopo. Se sono buoni tanto meglio. Io scrivo per esprimermi, perché non riesco a vivere solo della mia vita privata, perché vivo e partecipo della vita di tutti, che è vita e non denaro (...). Intorno alla vicenda mi sono beccato tanti, troppi mavaffanculo, Aldo Nove snob vigliacco di merda, muori. Chi lo ha fatto, vada in una banca, a dirlo». Un altro modo per dire che, sulla vicenda, non ci saranno offesa o insulto che lo convinceranno a cambiare idea. Nonostante «il processo di santancheizzazione» stia «diventando sempre più virulento e irrefrenabile»: poi il congedo dal social network. Nuovamente seguito (serve dirlo?) da una ulteriore scarica di insulti. E dalla chiusura dell’account.

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