domenica 2 febbraio 2020

VIRUS EPIDEMIE PANDEMIE E INFODEMIE. S. COSIMI, Coronavirus, da Bill Gates alla candeggina: le bufale e le contromisure dei social, REPUBBLICA.IT, 2 febbraio 2020

Una cura contro l'"infodemia". E' quel che si sta preoccupando di trovare l'Organizzazione mondiale della sanità allertando sull'ondata di fake news che il coronavirus di Wuhan sembra essersi portato con sé in molti altri Paesi del mondo, oltre alla Cina. Ben più di quelli dove la malattia legata al nuovo coronavirus si è manifestata finora.





Attraverso la sua sede centrale a Ginevra, i suoi sei uffici regionali e i suoi partner, l'Oms sta lavorando 24 ore su 24  per identificare le dicerie più diffuse, potenzialmente dannose per la salute pubblica, come le false misure di prevenzione o di cura. Queste" fake news "vengono confutate con informazioni basate sull'evidenza scientifica, anche attraverso i canali social (Weibo, Twitter, Facebook, Instagram, LinkedIn, Pinterest) e il sito web", segnala l'Organizzazione che in questi giorni ha lanciato l'emergenza sanitaria globale di cui le stesse bufale si nutrono.

FRA le ultime in ordine di tempo c’è quella su Arezzo, dove con una finta schermata del Televideo viene denunciato un caso di nuovo coronavirus, un fantomatico 45enne aretino di ritorno dalla Cina dopo un viaggio di lavoro. Smentita dalla Asl, come una grande quantità di altre versioni locali. A cominciare da quella, circolata una settimana fa addirittura in duplice versione, sui ricoverati all’ospedale di Lecce. Per finire, purtroppo solo per il momento, proprio con le finte schermate del Televideo in cui vengono riportati lanci che segnalano la presenza di contagiati appunto ad Arezzo e a Cecina, dove invece la fantasia ha scelto come paziente una "ragazza cinese di 34 anni".


L’emergenza globale per 2019-nCoV, il virus cinese sta dando fondo a uno stillicidio di panzane, procurati allarmi e notizie deformate come difficilmente si era visto prima d’ora. Coinvolgendo nella psicosi razzista anche le comunità cinesi nel mondo e in Italia – la più nutrita a Milano da oltre 25 mila persone – e i loro negozi.

Facebook: via le fake news per "rischio danni fisici"

Fortunatamente le principali piattaforme social sembrano voler prendere le giuste contromisure, anche forzando le solite policy dalle maglie troppo larghe. Facebook ha spiegato già un paio di giorni fa in un post sul blog ufficiale che i debunker delle no profit che collaborano con la piattaforma stanno facendo gli straordinari e "continueranno il loro lavoro di revisione dei contenuti per smentire le false notizie che si stanno diffondendo". Non solo, come sempre accade, le panzane saranno limitate nella loro circolazione sul social di Menlo Park, ma stavolta saranno rimosse senza pensarci troppo, comprese quelle che presentano "teorie cospirazioniste" che potrebbero mettere in pericolo chi dovesse crederci.

Terapie fasulle e procurati allarmi

Il punto di partenza di Facebook è proprio questo: intervenire sulla base di una più ampia considerazione del principio di 'pericolo fisico'. "Stiamo procedendo in questo modo come un’estensione delle nostre regole di rimozione dei contenuti che potrebbero causare danni fisici", si legge nella nota. D’altronde, se credi alla bufala della Tachipirina o peggio del sorso di candeggina, spacciati per metodi infallibili per difendersi dal coronavirus, puoi farti molto male. Così come puoi far male agli altri convincendoti che un qualsiasi cittadino dalle fattezze orientali costituisca sic et simpliciter una minaccia perché te l'ha spiegato l’ultima catena di Sant’Antonio su WhatsApp.



Cure fasulle, metodi di prevenzione senza fondamento, confusione sulle informazioni sanitarie, terrorismo psicologico e pseudosanitario: tutta questa roba sarà fatta fuori direttamente dalla piattaforma, così come – stavolta su Instagram – saranno bloccati o limitati gli hashtag che veicolano disinformazione, con un lavoro 'proattivo' che d’altronde premierà i contenuti affidabili che possano fornire informazioni verificate agli utenti e concederà sponsorizzazioni gratuite alle organizzazioni che vorranno lanciare campagne di educazione nelle zone colpite. Infine, insieme all’università di Harvard e alla National Tsing Hua University di Taiwan, Facebook sfrutterà dati aggregati e anonimizzati e mappe della popolazione per provare a costruire modelli di previsione della diffusione del virus.

Twitter, YouTube e TikTok

Twitter, dove nelle ultime quattro settimane si sono contati oltre 15 milioni di post sull'argomento, sembra invece procedere in modo più mirato. Il social guidato da Jack Dorsey ha per esempio sospeso l’account del blog Zero Hedge per aver diffuso la panzana delle panzane, quella del virus 'programmato' da un laboratorio cinese in stile "Virus letale", ripreso anche da diverse testate italiane prendendo di mira uno specifico scienziato locale. Ma secondo quanto confermato all’agenzia ReutersYouTubeReddit e la stessa Twitter non considerano per il momento la diffusione di informazioni inaccurate sulla salute come una violazione delle loro condizioni d’uso. Si limiteranno, come fa Facebook di solito, a fornire più rilevanza a contenuti istituzionali o garantiti e a informare gli utenti su quanto è stato smentito. Negli Usa Twitter, ad esempio, dirige gli utenti che cerchino "coronavirus" e parole simili al sito del Centers for Disease Control and Prevention (ma nulla di simile avviene nella versione italiana). E ha comunicato di non aver per ora individuato campagne coordinate che puntino a speculare sull’emergenza. Il cinese TikTok ha aggiunto un riferimento all’Organizzazione mondiale della sanità per chi cerchi #coronavirus nella versione inglese, nulla in italiano. Mentre Pinterest sta invece rimuovendo proattivamente i contenuti falsi sull’argomento. YouTube appare la meno attiva: sostiene di mostrare preview di articoli e un avviso sulla volatilità dei fatti d'attualità.

LA MAPPA  I contagi nel mondo

L’aspetto interessante delle bufale che stanno circolando è la loro affollata tassonomia: il fenomeno è talmente ricco di aspetti e al contempo tanto complicato da maneggiare da essere il bersaglio perfetto dei costruttori di polpette avvelenate. Per andare con ordine, negli ultimi dieci giorni se ne sono viste in particolare sull’origine del nuovo coronavirus, sulla diffusione e dunque sui ricoveri selvaggi (come i 27 dell’Umberto I denunciati dall'audio di una falsa infermiera del policlinico e smentiti l’altro ieri), sugli strampalati modi per difendersi e prevenirlo, sui rischi derivanti da cibi e cittadini cinesi e sugli immancabili segreti di Stato, o dei media che coprirebbero le ragioni e la reale portata della pandemia.

La guerra batteriologica 'smentita'

Sull’origine, l’abbiamo visto, tutto è partito da un pezzo del Washington Times (testata considerata poco affidabile e legata al leader del movimento religioso della Chiesa dell’Unificazione nato in Corea del Sud nel 1954, da non confondere col più autorevole Washington Post) che ha riportato le dichiarazioni, poi smentite, di un presunto ex ufficiale dei servizi segreti israeliani, Dany Shoham, che avrebbe parlato appunto di un progetto cinese di sviluppo di armi chimiche destinato a una 'bio warfare', una guerra batteriologica, di cui 2019-nCoV sarebbe dunque un effetto collaterale. Tutto smentito dallo stesso Shoham a Poynter, che ha detto di aver solo "suggerito un possibile collegamento al programma di guerra biologica cinese sotto forma di fuga del virus, ma aggiungendo che finora non ci sono prove o indicazioni per tale incidente".

Una variante punta invece il dito contro le case farmaceutiche finanziate dal fondatore di Microsoft Bill Gates, che al contrario ha donato 10 milioni di euro per sostenere la ricerca di un vaccino. Chissà, l’imprenditore e filantropo è preso di mira forse perché il 27 aprile 2018, nel corso di un evento alla Massachusetts Medical organizzato dal New England Journal of Medicine disse che "il mondo ha bisogno di prepararsi alle pandemie nello stesso modo in cui si prepara alla guerra", aggiungendo l’urgenza di organizzare esercitazioni e simulazioni per comprendere meglio le dinamiche di diffusione. Certo la combinazione è un piatto ricco per i dietrologi di professione. Per fortuna molti esperti, fra cui la comunità dell’International Fact-Checking Network, lavora a tamburo battente per disinnescare favole e menzogne.  

L'audio-bufala complottista su WhatsApp

Dopo l’origine, la diffusione. In questo senso è paradigmatico l’audio di un presunto italiano bloccato in Cina, a suo dire a Hefei (distante da Wuhan) in cui non solo viene rilanciato il complotto del virus letale da laboratorio (laboratorio che in effetti nella metropoli cinese esiste, è il Wuhan National Biosafety Laboratory, frutto di un memorandum con la Francia, ma non è affatto segreto e si occupa di biosicurezza), si parla di un virus Sars 'potenziato' e del blocco dei militari sulla città. Sostenuto da immagini circolate in questi giorni che potrebbero in effetti prestarsi a una forzosa interpretazione almeno in parte di quel genere, con militari alle stazioni o nelle vie di accesso dalla città. L’audio sostiene che i militari possano sparare a vista. Infine le colpe dei media italiani, accusati di non aver raccontato i veri numeri, e di un presunto volo fantasma da oltre 200 passeggeri atterrato a Roma nei giorni scorsi. Come si vede, c’è quasi tutto nell’audio circolato soprattutto in chat. E questo è un altro elemento preponderante dell’altra infezione, quella informativa, in corso rispetto al nuovo coronavirus: se sui social media le piattaforme possono cercare di intervenire, contro le vecchie catene di Sant’Antonio scambiate in privato fra i cittadini via chat (o anche all’interno dei gruppi chiusi di Facebook), costruite con la solita basilare ma efficace sceneggiatura della falsa intimità, del gancio con un fatto verosimile, del segreto di Stato e del richiamo alla massima diffusione, è più difficile combattere. Le uniche contromisure di WhatsApp, assunte lo scorso anno, sono quelle di etichettare un messaggio come inoltrato e di non consentire di girare un contenuto a più di cinque contatti per volta, per contenere le 'infezioni' digitali.

Nessun commento:

Posta un commento