sabato 11 luglio 2026

NUOVI SCENARI SOCIO-ECONOMICI. UN SAGGIO DI HESTER E STRANGE. CICCARELLI R., Per una trasformazione radicale del welfare e del sistema fiscale, IL MANIFESTO, 11.07.2026

 La società del post-lavoro di Helen Hester e Will Strange (DeriveApprodi, pp. 240, euro 20) serve a sbugiardare la storiella per cui l’intelligenza artificiale, il motore del boom delle borse mondiali, cancellerà il lavoro umano. Lo sta già oggi peggiorando, mentre rafforza la subalternità dei lavoratori e rende più invisibile l’attività di migliaia di «schiavi del click» e di tanti utenti che mettono gratuitamente a disposizione delle Big Tech dati, saperi e azioni.




DOPO QUESTO LAVORO, c’è un lavoro peggiore. Tutt’al più con un «salario minimo» e un tasso di sfruttamento più alto. A meno che non si torni a riflettere e a costruire blocchi sociali e politici capaci di sostenere una trasformazione rivoluzionaria, a cominciare dal modo in cui consideriamo il lavoro e le sue connessioni con il pianeta. È quello che hanno fatto Hester e Strange nel loro libro.

Sono almeno quattro gli assi che una nuova politica emancipativa e anti-capitalista potrebbe seguire. Per iniziare il lavoro di cui parliamo è il contrario dell’idea borghese del lavoro come contratto, produttività e bene della persona. Gli autori immaginano un altro lavoro contro il lavoro salariato, e i suoi attuali succedanei. Una volta definita la cornice si potrebbe procedere a: ridurre l’orario settimanale lavorativo; valorizzare la vita contro il dogma tossico dell’etica del lavoro protestante; redistribuire la ricchezza attraverso un reddito di base incondizionato e una riforma radicale del Welfare; una politica «planetaria» dell’energia «verde» che si liberi dell’energia fossile e dell’occupazione senza qualità e ad ogni costo.

Queste quattro politiche sono state isolate e contrapposte, già a partire da quello che un tempo si chiamava «movimento operaio». Basti pensare al dibattito tra gli anni Settanta e Novanta in cui a sinistra c’era chi contrapponeva la diminuzione dell’orario di lavoro alle politiche del reddito garantito. Oggi siamo allo stesso punto. Anzi, peggio: siamo arretrati.

Il «cambiamento culturale e filosofico» perorato dal libro non deve affrontare solo la feroce resistenza del neoliberalismo in fase autoritaria che vuole o più fossili e più lavoro povero, oppure strumentalizza l’ecologia per ricattare i lavoratori e fare la guerra e il nucleare.

IL PROGETTO di Hester e Strange – cioè la liberazione dal lavoro capitalistico e la liberazione della personalità nelle attività liberate – potrebbe scontrarsi anche con la nostalgia social-liberale per i «trent’anni gloriosi». Tra il 1945 e il 1973 ci sarebbe stata nel continente euro-americano l’universalità del lavoro senza aggettivi in cui la «persona» si realizzava in una democrazia integrata con il capitalismo. Una prospettiva priva di una lettura critica del capitalismo globale, oltre che delle rivoluzioni anticoloniali e femministe. Senza contare il fatto che quella situazione fu l’esito di scontri di classe violentissimi e non di un compromesso irenico come si tende a credere in un certo senso comune populista.

ALCUNE DELLE PAGINE più riuscite della società del post-lavoro sono quelle che riprendono le storie dei movimenti femministi che, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, sin dai primi del Novecento e poi negli anni Sessanta, hanno intrecciato le rivendicazioni operaie e con quelle delle donne. Fu il caso della grande battaglia attuale del «salario contro il lavoro domestico»: una storia ricominciata tra il Veneto post-68 e gli Stati uniti con Mariarosa Della Costa, Leopoldina Fortunati, Silvia Federici e Selma James.
Il libro è nel complesso un esempio di politica gramsciana. Gli autori hanno capito di dover lavorare alla creazione di blocchi sociali trasversali, capaci di imporre un nuovo compromesso politico trasformativo, dentro e contro un capitalismo percorso da nuovi divenire fascisti. Ci vuole molta forza politica per realizzarlo, a cominciare da una trasformazione radicale del welfare e del sistema fiscale. Come questo sia possibile non è ancora dato saperlo dopo decenni di arretramento e davanti a un’evidente difficoltà politica a trovare un’alternativa radicale, durevole e articolata.

CIÒ NON TOGLIE che anche in Italia esista una sensibilità culturale testimoniale capace di recepire le idee più diffuse sia nel dibattito anglofono, sia in quello nazionale dove si riflette sui temi di Hester e Stronge dagli anni Settanta. L’auspicio è che oggi si trovino i mezzi per opporsi all’incanaglimento settario e alle ideologie della «governabilità». Tentazioni che hanno sempre una forte presa. Certo, non bastano i libri avanzatissimi, bisogna fare politica. Scriverli e leggerli è già un passo in avanti.

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