sabato 9 marzo 2024

FAKE NEWS E SCIENZA. PANCIERA N., “Siamo sommersi dalle fake news, ma salvarsi si può: ecco come”, LA STAMPA, 28.02.2024

e più discusse sono quelle relative alla scienza e alla medicina, spesso drammatiche per le loro conseguenze di salute, ma le fake news riguardano ogni ambito saliente della nostra vita, dall’esistenza del cambiamento climatico alle dimensioni del gender gap. A chi si chiede la ragione della loro diffusione in ogni epoca e latitudine i ricercatori rispondono senza esitazione che tutte quante, indistintamente, fanno leva su meccanismi cerebrali ancestrali che spesso fatichiamo a governare. Da ciò deriva la nostra vulnerabilità alla disinformazione e alla misinformazione, che il web non fa che amplificare a dismisura. Di come le acquisizioni delle neuroscienze e delle scienze cognitive spieghino tale potere e suggeriscano delle strategie per non cadere vittima degli inganni parlerà Micaela Morelli, ordinario di Farmacologia al dipartimento di Scienze biomediche dell'Università di Cagliari e Past-President della Società Italiana di Neuroscienze, in un intervento dal titolo “Le fake news nella ricerca e nella scienza” che si terrà all’Università di Cagliari il 22 marzo in occasione della 16ma edizione di UniStem Day.




“Il modo in cui, volontariamente o meno, una fake news viene presentata attira la nostra attenzione e, una volta che ci ha catturati, agisce su alcuni meccanismi cruciali alla nostra sopravvivenza, come la capacità di riconoscere il pericolo, la memoria, il piacere, l’importanza della socializzazione - ci spiega Morelli -. Le strutture sottocorticali che governano questi quattro aspetti vengono attivate immediatamente e solo in parte le strutture preposte al ragionamento e ai processi decisionali alti riescono a disinnescare o modulare tali meccanismi”.

La vulnerabilità evolutiva del nostro cervello, che rende cognitivamente faticoso il ragionamento, si aggiunge ai nostri “bias” di ragionamento, euristiche che ci consentono di agire in fretta ma a scapito della correttezza. Tra queste scorciatoie, ci sono il “bias di conferma”, che ci spinge a sottovalutare le informazioni che minano i nostri giudizi e a prediligere quelle che supportano le ipotesi a priori, il cosiddetto “cherry picking”, o della sequenzialità, per cui rimaniamo ancorati alla prima impressione o informazione ricevuta e fatichiamo a cambiarla, o, ancora, il “bias della percezione finalistica”, per cui individuiamo relazioni causali tra gli eventi più disparati, privi di connessione alcuna.

Quanto al tema della credibilità e autorevolezza delle fonti istituzionali e scientifiche, che favorisce l’appellarsi a emozioni e convinzioni a discapito dei fatti, “c’è sempre stato - dice la neurobiologa -. Pensiamo ai vaccini e alla propaganda no vax realizzata dalle illustrazioni del 1802 di James Gillray, in particolare quella raffigurante una scena dell'ospedale durante l’inoculazione della vaccinazione per il vaiolo, con mostri spaventosi e informi che escono dalle teste, dagli arti e dal corpo dei vaccinati”.

Ci sono state anche fake news a fin di bene, come nella vicenda del dottor Luigi Sacco, che, nominato direttore generale della vaccinazione dal governo napoleonico, capì che per vincere la diffidenza della popolazione doveva parlare il loro linguaggio, non quello dell’argomentazione scientifica ma dell’autorità della fede. Sacco scrisse di suo pugno e diffuse tramite i parroci “un’omelia sopra il Vangelo della XIII domenica dopo la Pentecoste in cui si parla dell'utile scoperta dell'innesto del vajuolo vaccino”. Un vescovo di una città tedesca inventata, Goldstat, sosteneva la necessità di farsi vaccinare. “Quello che possiamo trarre da questa vicenda non è certo la diffusione di falsi - commenta Morelli -. Ma è la capacità di comunicare e, nel nostro caso, quella di fare un buon uso di quegli stessi social media che accusiamo di amplificare la diffusione delle fake news”.

Cadere nella trappola della disinformazione non è inevitabile. Che fare, allora? “Il nostro Paese sconta una scarsa alfabetizzazione scientifica. Negli incontri con gli insegnanti delle scuole, organizzati nel contesto del progetto dell’Accademia dei Lincei, “I Lincei per una nuova didattica nella scuola”, ho notato che, anche dopo il Covid, gli stessi docenti di scienze non sempre riescono a trasmettere la rilevanza della disciplina”, commenta Morelli, come a dire che per tutti, grandi e piccini, la quale la soluzione non può che passare attraverso l’educazione: “La cultura e la conoscenza sono alla base di tutto. Attraverso le letture e l’educazione possiamo sviluppare il pensiero critico e cambiare noi stessi, in ogni momento. Tuttavia, l’infanzia è una fase della vita cruciale, in cui la plasticità cerebrale è al suo massimo. Per questo, chi nasce e cresce in un ambiente culturalmente impoverito avrà difficoltà a esercitare il ragionamento e altre funzioni cognitive che ha poco esercitato e sarà vittima più di altri di certe narrazioni fasulle. Non dovremmo mai dimenticare che, così come i bias cognitivi visti, anche i modelli educativi e comportamentali appresi durante l’infanzia sono molto potenti”.

Ci sono, comunque, dei buoni esempi, pratiche che si basano proprio sull’eduzione e la cui efficacia è stata dimostrata. “La Finlandia, tradizionalmente alle prese con la disinformazione della vicina Russia, ha messo in piedi nelle scuole e in società un programma di media literacy per creare lettori più consapevoli e fornire strumenti per riconoscere le fake news, distinguere i fatti dalla finzione, e in questo ora i suoi cittadini sono al primo posto in Europa”.
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L’appuntamento è per venerdì 22 marzo: 97 università e centri di ricerca, in Italia e all’estero, ospiteranno la 16ma edizione di UniStem Day, il più grande evento internazionale di divulgazione scientifica dedicato agli studenti delle scuole superiori. Nata nel 2009 all’Università Statale di Milano, da un’idea della professoressa e senatrice a vita Elena Cattaneo, l’iniziativa consiste in una giornata dedicata alla ricerca scientifica, un’occasione per stimolare la curiosità e l’interesse dei ragazzi e delle ragazze nei confronti della scienza e della ricerca con eventi che si svolgono in contemporanea nelle varie città. Per gli oltre 30mila studenti coinvolti sono previsti seminari e incontri con studiosi di diverse discipline, attività ricreative e visite ai laboratori. Tutte le informazioni sui singoli eventi sono disponibili sul sito https://unistem.unimi.it/.
Da oggi, e per ogni mercoledì fino al 20 marzo, “Tuttoscienze” ospiterà una serie di interviste con alcuni dei professori coinvolti nell’iniziativa.


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