sabato 23 giugno 2018

EDUCAZIONE, SCUOLA E DISLESSIA. R. VIOLA, Dislessia: il metodo che cura il cervello, REPUBBLICA. IT, 22 giugno 2018

LA DISLESSIA, che consiste nel non riuscire a decodificare e a leggere un testo,  colpisce circa il 10-20% della popolazione ed è il più diffuso disturbo dell'apprendimento legato al linguaggio. In passato era poco riconosciuta e sottostimata, mentre oggi gli strumenti diagnostici e il trattamento sono molto più accurati, con approcci riabilitativi che possono migliorare le abilità di lettura. E questi miglioramenti, oggi, sono stati “visti” anche nel cervello, tramite la risonanza magnetica: una ricerca guidata dalla University of Washington mostra come un programma educativo mirato sia stato associato ad un potenziamento di specifiche aree cerebrali legate al linguaggio e all'elaborazione visiva delle informazioni. I risultati dello studio sono pubblicati su Nature Communications.





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• LE CONNESSIONI FRA NEURONI 
Il nostro cervello è un organo plastico, ovvero può essere modificato e plasmato, soprattutto da bambini ma anche da adulti, da fattori ambientali, fra cui le esperienze familiari e sociali e l'educazione. Nei primi anni di vita del bambino si forma la maggior parte delle connessioni neurali – la materia bianca – che controllano i segnali trasmessi fra i neuroni e coordinano le attività delle diverse aree cerebrali. Il linguaggio, la parola, la scrittura e la lettura sono capacità collegate a specifiche parti cerebrali, in cui avvengono, ad esempio, l'identificazione delle lettere e il riconoscimento di un testo. Così, in teoria l'architettura del cervello può determinare se un individuo potrà avere un disturbo specifico dell'apprendimento, come la dislessia.

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• LO STUDIO 
Partendo da questo presupposto, gli autori hanno voluto studiare in pratica la corrispondenza fra abilità cognitive e struttura del cervello. Per farlo, sono partiti da un programma di tutoraggio intensivo, della durata di 8 settimane, in cui si svolgevano esercizi per potenziare le capacità di lettura in un campione di 24 bambini, di età fra i 7 e i 12 anni, con difficoltà o con una diagnosi di dislessia. Prima, durante e dopo l'intervento, i partecipanti sono stati sottoposti a una risonanza magnetica per visualizzare l'anatomia di tre aree cerebrali legate al linguaggio e alla visione. Si tratta del fascicolo arcuato (sinistro), che connette due centri del linguaggio, l'area di Broca e l'area di Wernicke; il fascicolo longitudinale inferiore (sinistro), altra struttura importante per la lettura, e le connessioni callosali posteriori, coinvolte nell'elaborazione delle informazioni visive.

• I RISULTATI 
Alla fine delle 8 settimane, i bambini erano migliorati nella lettura. A questo punto, i ricercatori hanno analizzato tramite risonanza magnetica le aree cerebrali citate e in particolare la materia bianca, una sostanza che contiene la maggior parte delle connessioni fra neuroni e per questo ha una funzione attiva nel cervello, ad esempio influenzando il modo in cui impara. Lo studio è consistito in misurazioni della diffusione dell'acqua nella materia bianca: tanto minore era la percentuale con cui l'acqua si diffondeva e tanto maggiore era la crescita di tessuto cerebrale, associata ad una trasmissione più veloce e semplice delle informazioni. In base alle immagini della risonanza, nella maggior parte dei bambini la densità di materia bianca era aumentata in due delle tre aree cerebrali esaminate (il fascicolo arcuato sinistro e il fascicolo longitudinale sinistro), mentre le connessioni callosali non erano mutate - un dato che conferma precedenti ricerche secondo cui queste strutture all'età di 7 anni sono già mature e stabili.

“Il processo di educazione di un bambino consiste nel modificare fisicamente il cervello”, spiega Jason Yeatman, coautore del paper: dunque, grazie alla plasticità di questo organo si può cambiare anche le connessioni e l'attività dei neuroni. “Siamo stati in grado di rilevare cambiamenti nelle connessioni cerebrali ottenuti dopo poche settimane dall'inizio del programma di intervento. È sottovalutato il fatto che gli insegnanti sono ingegneri del cervello che aiutano i bambini a costruire nuovi circuiti cerebrali destinati allo sviluppo di importanti abilità accademiche come la lettura”.

“Molti genitori e insegnati sono preoccupati dal fatto che la dislessia possa essere una condizione permanente, che riflette difetti intrinseci nel cervello, ma questi risultati mostrano che un programma intensivo e mirato non solo porta a miglioramenti delle performance, ma cambia anche la struttura sottostante delle connessioni cerebrali del circuito cerebrale della lettura”.
“Tendiamo a pensare che queste connessioni siano fissate – aggiunge Elizabeth Huber, coautrice del paper – in realtà varie esperienze possono modificare il cervello in maniera importante attraverso lo sviluppo”

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