venerdì 11 settembre 2020

ANTROPOLOGIA. LA MORTE DI DAVID GRAEBER. V. STEFANELLO, Morto a 59 David Graeber, l’antropologo anarchico statunitense che ispirò Occupy Wall Street, REPUBBLICA.IT, 4 settembre 2020

 È morta ieri in un ospedale a Venezia la migliore persona al mondo”. Con queste parole l’artista e scrittrice Nika Dubrovsky ha annunciato il decesso del marito David Graeber, antropologo e attivista anarchico statunitense tra i più famosi esponenti del movimento Occupy Wall Street. Nato a New York il 12 febbraio 1961, Graeber aveva 59 anni. La causa della sua morte non è ancora nota.





Figlio di attivisti e anarchico fin dall’adolescenza, nei primi anni Duemila lo studioso si era distinto per la sua partecipazione a massicce manifestazioni no-global come quella contro il Terzo Vertice delle Americhe di Quebec City nel 2001 e quella organizzata in risposta al Forum economico mondiale a New York nel 2002. Il mancato rinnovo del suo contratto come professore associato di Antropologia a Yale nel 2007, proprio quando stava per ottenere una cattedra di ruolo, sollevò sospetti di una motivazione politica. Quando migliaia di colleghi e studenti firmarono una petizione in suo sostegno, Yale risolse la questione offrendogli un anno sabbatico retribuito che Graeber utilizzò per trasferirsi nel Regno Unito, dove gli venne in seguito offerta una cattedra alla London School of Economics.

Volto noto del movimento Occupy Wall Street, molti gli attribuiscono l’origine dello slogan “We are the 99%” (“Noi siamo il 99 per cento”), grido di battaglia delle contestazioni che tra il settembre e il novembre del 2011 occuparono Zuccotti Park, a due passi dalla celebre Wall Street di Manhattan, per protestare contro le disuguaglianze economiche e sociali esacerbate da corruzione e abusi del capitalismo finanziario. Graeber stesso confermava soltanto in parte il proprio ruolo nel coniare l’iconico slogan: “Io ho suggerito di chiamarci the 99%. Poi due indignados spagnoli e un anarchico greco hanno aggiunto quel noi, e in seguito un veterano aggiunse il siamo”, raccontava. “Includerei  loro nomi, ma considerato il modo in cui l’intelligence ha trattato i manifestanti di Occupy Wall Street, sarebbe meglio non farlo”.

Scrittore prolifico e opinionista per The Guardian e BBC, tra il 2001 e il 2018 Graeber ha pubblicato undici libri su temi quali la teoria del valore, il debito e l’alienazione dei lavoratori. La sua opera più recente – Bullshit Jobs, edito in italiano per Garzanti – si focalizzava sulla proliferazione dei “lavori senza senso” sia nel pubblico che nel privato. Professioni che, nelle parole dell’autore, “rendono ricco e infelice chi le svolge e costituiscono il fondamento del nuovo capitalismo globale".

“Enormi gruppi di persone, in particolare in Europa e Nord America, trascorrono l'intera vita lavorativa svolgendo compiti che ritengono non necessari”, spiegava Graeber al Guardian nel 2015, ammettendo che il suo stesso lavoro potesse essere privo di significato. “Il danno morale e spirituale che deriva da questa situazione è profondo. È una cicatrice nella nostra anima collettiva. Eppure praticamente nessuno ne parla”.

Negli ultimi anni si era espresso a favore di movimenti ambientalisti radicali come Extinction Rebellion e a favore della causa curda.

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