martedì 22 settembre 2020

GLOBALIZZAZIONE E GUSTI ESTETICI. D. MONTI, I volti, i corpi e quell’idea di «perfezione» che resiste, IL TEMPO DELLE DONNE, settembre 2020

 Esiste un modello unico di bellezza? Non più, le foto della modella armena Armine Harutyunyan, con quel suo volto dai tratti così forti, decisi, l’antitesi rispetto ad una femminilità bamboleggiante, rassicurante, dove le proporzioni classiche vengono tutte rispettate, racconta di uno scatto in avanti rispetto all’omogeneità di ciò che definiamo «bello»: la gamma si è ampliata, complice anche la globalizzazione — dei corpi e dell’estetica — che ci ha permesso di venire a contatto con una varietà di tratti somatici e gradazioni cromatiche che hanno ri-educato il gusto, aperto orizzonti, instillato nuove curiosità. Esiste un modello unico di corpo socialmente accettato e apprezzato? Qui le cose si complicano.


C’è il corpo-macchina degli atleti, costruito pezzo su pezzo per spingere al massimo, andare oltre i limiti. Il corpo-progetto: da non prendere come viene, ma frutto di trasformazione, abbellimento, riconoscimento per mostrare «la versione di noi stessi che preferiamo, con un’implicita presa di distanza da quello che siamo e non vogliamo essere», come scrive la psicanalista Alessandra Lemma. E poi il corpo-corazza: quello di una generazione di 30/40enni che si racconta attraverso un fisico forte, efficiente, scelto e scolpito. Corpi che hanno tutti un elemento in comune: sono frutto del controllo, della disciplina, della rinuncia, del sacrificio in nome di qualcosa che si pensa desiderabile. Ciò che nei tratti somatici di un volto viene considerato segno di personalità, originalità, individualità, e per questo apprezzato, non ha ancora raggiunto ed abbracciato i corpi. Che restano uniformi — Armine ha un fisico da modella — poco permeabili al vento di rinnovamento che pure, ora da una parte, ora dall’altra, si sente soffiare. Oggi, che nella telecamera del pc durante la riunione in smart working così come nelle videochiamate con gli amici lontani, tutti siamo diventati soprattutto volto, lo spazio di libertà conquistato appare ancora più prezioso. Forse è giusto così, è da lì che conviene partire per accogliere un’idea di bellezza più articolata. Senza fermarsi, però.

Ne abbiamo parlato in Triennale Milano al Tempo delle Donne 2020
«Orgoglio dell’imperfezione a colpi di autostima»

Le immagini photoshoppate che si vedono sui social non sono solo irraggiungibili, ma anche dannose. Corpi che nella realtà non esistono e che schiacciano a terra chiunque cerchi di sopravvivere, fra tanta perfezione, a colpi di: sono bella anche così come sono. Si chiama digital distortion ed è un flagello

NON SONO COME MI VOLETE
L’ipocrisia della bellezza social. Fare rivoluzione con una foto con i brufoli: il falso mito della perfezione smontato con un sorriso (vero).
Elvira Serra intervista Aurora Ramazzotti

OLTRE L’IMMAGINE
In un mondo sempre più condizionato dall’immagine, come appariamo molto spesso diventa ciò che siamo, la superficie viene confusa con la sostanza. Una realtà bidimensionale e a tratti distorta, in cui ognuno deve fissare le proprie coordinate per non perdersi
Conversazione tra Giovanna Botteri, giornalista, e Michelle Hunziker, presentatrice
A cura di Chiara Maffioletti

QUATTRO INFLUENCER PROVANO A RIBALTARE GLI SCHEMI
Quattro influencer fanno muro contro la digital distortion e raccontano le prime prove di autostima. Con Camihawke, content creator, 1,1 milioni di follower, Alice Mangione, content creator di The Pozzolis Family e attrice, 464 mila follower, Alice Venturi (Alice Like Audrey), content creator, 283 mila follower, Sofia Viscardi, content creator e founder di Venti, 1,3 milioni di follower
E con Stefania Andreoli, psicoterapeuta
A cura di Daniela Monti

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