lunedì 5 agosto 2013

PSICOLOGIA ED OSSESSIONE COSMETICA. SARA FICOCELLI, Dove nasce il desiderio di cambiare il proprio aspetto, LA REPUBBLICA, 1 agosto 2013

Due psicologi spiegano cosa si nasconde dietro la decisione di migliaia di donne di intervenire sull'aspetto fisico. Se alla base della scelta c'è la necessità di un rinforzo di autostima l'operazione può essere risolutiva, ma motivazioni dettate da fattori esterni, come canoni estetici imposti, possono portare a una spirale da cui non si uscirà mai più.


 ROMA - La sfiducia che aggredisce dopo un amore finito o quando il marito fugge con una donna che potrebbe essere sua figlia. La paura di perdere il lavoro o di non trovarlo più. La nostalgia per una bellezza che giorno per giorno sfiorisce. Il complesso di inferiorità nei confronti delle compagne di classe più prosperose. L'irragionevole voglia di assomigliare a quella velina o a quell'attrice. L'ossessione dolorosa per quel naso storto, per quelle orecchie a un po' a sventola, per quei denti sporgenti. "Se il mio aspetto fosse diverso, forse...". E' da sensazioni come queste che prende forma, nel cervello di una donna, il sogno di un intervento di chirurgia estetica: ribaltare ciò che ha fatto madre natura è impossibile, tornare indietro o fermare il tempo non si può, ma ingannare entrambi sì, e se per farlo ci vogliono 2, 5, 10mila euro pazienza, l'importante è riuscire a guardarsi allo specchio con soddisfazione. A chiedere l'intervento sono spesso anche ragazze giovanissime, desiderose di avere il seno più grande o il naso da Barbie, e a volte gli interventi vanno a correggere un difetto sul quale il cervello ha rimuginato per anni.

Autostima rinforzata. "In questi casi - spiega la psicologa Sara Bakacs, specializzata in psicoterapia psicoanalitica del Sé e relazionale e in psicotraumatologia, ideatrice del primo gruppo di sostegno psicologico per donne vittime di danni da chirurgia estetica - l'operazione si presenta come realmente risolutiva e la persona trova un immediato sollievo, un rinforzo dell'autostima, un miglioramento nei rapporti sociali. Altre volte però la motivazione può essere dettata da necessità 'esterne': il recupero di un rapporto amoroso, la voglia di adeguare la propria immagine a quella di un modello idealizzato, la non accettazione dell'avanzare dell'età e così via. In situazioni del genere, è probabile che la chirurgia non sia risolutiva, che non porti ad una soddisfazione finale, perché ad essere errate sono proprio le premesse di base".

Attenti alle aspettative irrealistiche. Tracciare il profilo psicologico della paziente standard, spiega l'esperta, è impossibile ma molte ricerche hanno evidenziato, nelle donne che chiedono interventi estetici, carenze nella sfera che regola l'autostima e la percezione di sé e dell'altro. "Possono essere persone con un senso di sé poco coeso, fragile, dipendenti dal modo in cui si viene percepiti all'esterno", precisa Bakacs. "Non parlerei di patologia vera e propria ma di uno stato di allarme. Il disagio subentra quando questa attenzione, invece di rimanere centrata sul miglioramento della propria immagine corporea, e quindi sul rafforzamento dell'autostima, per una trasformazione positiva della propria qualità della vita, si assesta su aspettative irrealistiche".

Risultati insoddisfacenti. "Cercare a tutti i costi di adeguare la propria immagine a un modello produce spesso risultati insoddisfacenti, perché l'aspettativa non poggia su un piano di realtà e può creare un cortocircuito che spinge la persona a correggere in modo ossessivo il risultato con un altro intervento, mettendone seriamente a rischio l'equilibrio psicofisico. Se si fanno iniezioni di botox con il pensiero di risolvere il problema dell'invecchiamento, ad esempio, si crea un circuito vizioso dal quale diventa difficile uscire, a meno di non intervenire psicologicamente sulla convinzione errata di partenza. Ad aggravare la situazione spesso sorgono disturbi di ansia e dell'umore, depressione in particolare. Recenti statistiche statunitensi rivelano che ad 'ammalarsi di bellezza' sia il 7/10 % della popolazione femminile. In Italia possiamo parlare di almeno un 5/6%".

I canoni estetici. Il disagio psicologico sconfina in un problema fisico quando l'esigenza a modificare il proprio corpo è tale da spingere a sottoporsi ad interventi chirurgici invasivi in dose massiccia o, peggio, a non curarsi della qualità del servizio offerto, mettendo ad alto rischio la propria salute con iniezioni o chirurgia non controllate e low cost. In tutto questo, tv, giornali, cinema e pubblicità hanno sicuramente la loro parte di responsabilità. "Il problema del sempre più massiccio uso di ritocchi estetici, sia da parte delle donne ed ora sempre più anche degli uomini, certamente cammina di pari passo con i modelli idealizzati che di volta in volta la nostra cultura di appartenenza ci propone", spiega Bakacs. "Una volta - conclude - erano i quadri di Botticelli ad indicare l'ideale estetico, oggi questo compito spetta ai media della cultura occidentale. Ma il modo in cui raccolgono questa pesante eredità spesso è inappropriato, perché propone modelli complessi da raggiungere e soprattutto trasmette l'idea che arrivare a tali standard possa portare ad un successo facile ed immediato".

Avvitamenti nevrotici. "Purtroppo - spiega Giuseppe Polipo, presidente dell'Associazione italiana psicologia estetica - la motivazione a sottoporsi a interventi di chirurgia estetica riguarda spesso avvitamenti nevrotici che nascono dalla convinzione che il tempo che passa, 'l'aging', sia un furto di giovinezza e non il naturale svolgersi dell'esistenza o un prezioso accumulo di esperienza. In questi casi, la motivazione a modificare il proprio corpo trae linfa da un mix di insoddisfazione e frustrazione, generato da modelli di bellezza spesso stereotipati, veicolati attraverso i mass media. Il botox o l'intervento chirurgico come regalo di compleanno tendono quindi ad assumere la banalità del consumo di massa esteso al corpo, percepito come un oggetto autonomo sganciato dalla mente, da plasmare allo scopo di trarre una qualche forma di vantaggio relazionale".

Non essere deiderati. Sentirsi poco desiderati può dunque scavare ferite profonde e generare disturbi che vanno dal lieve malessere psicologico a invalidanti disturbi nevrotico-ossessivi. "Quando si lavora sull'aspetto fisico - dice ancora Polipo - bisogna innanzitutto capire se si ha a che fare con una serena aspirazione a migliorarsi, o se si è in presenza di problematiche che richiedono un supporto psicoterapeutico. Non è raro, ad esempio, trovare disturbi depressivi, ansiosi o ossessivi, associati a inestetismi vari (acne, alopecia areata, disturbi del comportamento alimentare), nè è inusuale ricevere pazienti in età avanzata (75-85 anni) che hanno rapporti con figli e nipoti di scarsissimo valore affettivo e che cercano nella chirurgia estetica una impossibile, nuova giovinezza".                                       

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