martedì 22 marzo 2016

SCUOLA ITALIANA NEL TEMPO. F. TADDIA, “C’è bisogno di più umanità, certi professori insegnano la competitività fine a se stessa”, LA STAMPA, 16 marzo 2016

98 giorni all’esame: cosa provi?  
Ansia. Non tanto per l’esame, che considero una sorta di formalità: le abilità sono state acquisite, all’esame bisogna solo impegnarsi per ripeterle e organizzarle. Il vero timore è legato al dopo: non so se sono pronto per reggere il confronto con il mondo là fuori, quello dei grandi. Però è arrivato il momento di provarci. 



Cosa ti lasciano questi cinque anni?  
Momenti belli e momenti brutti. Sicuramente ricordi indimenticabili, come la classe, gli amici e lezioni memorabili. Poi ci sono state anche le nottate sui libri, il panico da interrogazione, la sensazione con certi professori di non essere riuscito ad entrarci in sintonia. L’eredità che porterò per sempre con me è un bagaglio di pensieri, concetti e ideali di grandi uomini del passato da poter spendere nella vita di tutti i giorni. 

«Il tavolo di casa in cui studio: il mio rifugio»  

E con i professori come è andata?  
Alcuni sono diventati dei punti di riferimento: mi hanno dato tanto, ancor di più di quanto richiesto dai programmi. Ad altri invece rimprovero la tendenza ad aver trasmesso l’attitudine alla competitività fine a se stessa: credo ci sia bisogno di più umanità e che i docenti debbano avere più comprensione nei confronti degli studenti. Non sopravvive sempre e solo il più forte. 

Se ti chiedessi di descriverti, come ti presenteresti?  
Come un diciottenne un po’ impaurito ma molto motivato. Al pari di tanti coetanei sono disorientato nei confronti del futuro: però ho tanta voglia di fare e di realizzarmi. 

«Una frase di Ovidio a cui sono particolarmente legato»  

Cos’è per te la maturità?  
Essere maturi significa essere consapevoli di quanto sia difficile oggi rimanere se stessi: la società spinge verso l’omologazione- Maturità è soddisfare le proprie aspettative e non quelle degli altri. In questo lo studio della filosofia mi ha insegnato tanto e mi ha fatto riflettere sul destino e le possibilità che ogni uomo, e quindi ogni ragazzo, può costruirsi. 

Hai già scelto cosa vorrai fare da adulto?  
Mi piacerebbe essere un ”messaggero”, un portatore di informazioni, uno in grado di divulgare il sapere. Vorrei lavorare nella comunicazione, per suscitare stupore ed emozioni. 

Quale domanda vorresti che ti fosse fatta durante l’esame di maturità?  
Più che una domanda vorrei un augurio. Mi piacerebbe che al termine dell’interrogazione i professori mi guardassero negli occhi e mi dicessero: «Riccardo, ti auguriamo di avere a disposizione tutto il tempo necessario per riuscire in quello che vuoi».  
Il tempo corre sempre più velocemente, e ogni generazione ne ha meno di quella precedente: si corre troppo. Davvero troppo. Avere tempo sarebbe un prezioso privilegio. 

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